Il punto sull’epatite C

Il punto sull’epatite CDi Epatite C ultimamente si è scritto e detto molto. Per fare il punto ci siamo rivolti al Professor Gaetano Ideo, Epatologo Clinico, già Primario Medicina Generale Ospedale S. Anna di Como e Direttore Medicina ed Epatologia Ospedale Niguarda di Milano.
Professor Ideo, che cosa è successo?
Che, dopo molti anni di studi (e delusioni), sono finalmente comparsi i farmaci antivirali che agiscono direttamente contro il virus. La partenza è stata lenta; poi è iniziata una rivoluzione terapeutica, certamente non prevista con tale celerità. E’ come si fosse rotta una diga; siamo felicemente travolti da dati quasi strabilianti. Dal mese di giugno 2015 in Italia sono disponibili gratuitamente tutti i farmaci che si trovano (spesso a pagamento) nei più avanzati Paesi del mondo. Oggi sono trattabili pazienti affetti da epatite cronica C con fibrosi avanzata o cirrosi, con presenza di gravi manifestazioni extraepatiche correlate al virus dell’Epatite C, trapiantandi e trapiantati Si spera che in tempi non troppo lunghi la casistica si estenda fino a poter trattare (e guarire) tutti gli infetti.
Che cos’è l’Epatite C?
E’ un’infiammazione del fegato, causata dal virus dell’epatite C. Nel passato veniva indicata come epatite da virus “nonA, nonB”, e la diagnosi era formulata per esclusione degli altri virus conosciuti. Solo nel 1989 si è reso disponibile un test specifico per valutare la presenza nel sangue degli anticorpi contro questo nuovo virus (antiHCV). Nel mondo ne soffrono circa 170.000.000 di persone; in Italia un milione e mezzo.
Come si contrae l’infezione? La via principale è quella sanguigna o percutanea: punture con aghi contaminati, con iniezioni, tatuaggi, agopuntura e così via. E, fino al 1990, molto frequentemente attraverso le trasfusioni. Assai più rara la via sessuale o alla nascita da madre portatrice del virus.
Per quanto riguarda le caratteristiche del virus dell’Epatite C- RNA-dipendente- è inattivato dal calore secco a 60°C, dalla formalina, dal cloroformio e dai solventi organici. Campioni di siero con alte concentrazioni di virus tenute a temperatura ambiente diventano HCVRNA negativi dopo 5 giorni.
Il genoma del virus dell’Epatite C, come tutti quelli costituiti da RNA (Virus influenzale, del raffreddore, HIV, ecc.) e non da DNA (assai stabile) si modifica facilmente, e ciò spiega la comparsa di facile resistenza agli antivirali e la grande difficoltà a creare un vaccino valido. La diagnosi sierologica nell’uomo è basata sulla determinazione degli Anticorpi anti-HCV, dell’ HCVRNA e dei Genotipi dell’HCV. La determinazione di questi ultimi è importante: i genotipi potrebbero definirsi le “razze” del virus. Se ne riconoscono 7, numerati dall’1 al 7. In Italia sono presenti soltanto i primi 4; il più diffuso è l’l’ (50-53%), seguito dal 2 (30-32%), dal 3 (10-12 %), dal 4 (circa 4%). La grande importanza della ricerca del genotipo risiede nel fatto che rispondono differentemente alla terapia.
Passiamo alla cura.
Anzitutto vediamo lo scopo delle terapie:

  • A breve termine è ottenere la cosiddetta “Risposta Virologica sostenuta (SVR=Sustained Virological Response)”. Il paziente raggiunge tale risposta se 24 settimane dopo la fine della terapia continua a mostrare l’HCVRNA negativo. In questi casi può considerare di avere definitivamente eliminato il virus dell’epatite C. Con i nuovi antivirali nel 99% dei casi possono essere sufficienti 12 settimane dopo la fine del trattamento.
  • A lungo termine lo scopo è di migliorare l’istologia, prevenire la cirrosi, l’Epatocarcinoma (HCC) e le complicazioni; infine, ovviamente, è quello di prolungare la sopravvivenza.

La terapia può essere divisa in due parti:

  • Terapia standard, valida fino a “ieri”, basata sull’Interferone associato alla Ribavirina. Per la precisione: l’Interferone per quasi 30 anni ha rappresentato il caposaldo di ogni trattamento. Nel 1998 fu associata la Ribavirina, e nel 2001 l’Interferone venne coniugato con il Polietilenglicole (peghilazione), permettendo una sua somministrazione settimanale. Si è riusciti a raggiungere con 24-48 settimane di terapia l’eliminazione del virus in circa il 50% dei trattati (maggiore nei genotipo 2 e 3); la percentuale di risposta era significativamente inferiore nelle malattie di lunga durata e nei cirrotici. L’interferone provocava discreti effetti collaterali.
  • Farmaci Antivirali Diretti (DAA=Direct Antiviral Agents), trattamenti del tutto nuovi, veramente rivoluzionari.

In conclusione, sono numerosi i vantaggi dei nuovi farmaci:

  • I nuovi prodotti sono nettamente più efficaci di quelli impiegati precedentemente (raggiungendo e superando il 90% di guarigioni). Tutti presentano meno effetti collaterali. Questi ultimi, moderati e sopportabili, si possono evidenziare nel 10-25% dei trattati: i più frequenti consistono in stanchezza, cefalea, nausea, lieve diarrea, prurito.
  • Si assumono per bocca
  • I periodi di trattamento sono più brevi
  • Rispondono bene anche le cirrosi epatiche compensate, e persino scompensate
  • Rispondono bene anche i pazienti precedentemente trattati e non “responsivi”

La diagnosi di Epatite C fa sempre molto paura.
Sì, forse perché non esiste ancora un vaccino per prevenirla. Non dobbiamo poi dimenticare che la mortalità annuale per conseguenze dell’Epatite cronica C nel mondo ogni anno è di 350.0000 persone, di cui 10.000 in Italia. Inoltre, il virus dell’Epatite C è la causa di più della metà delle cirrosi, dei carcinomi epatici e dei trapianti di fegato.. Ma, come abbiamo visto, oggi siamo più che ottimisti, considerato che in un’altissima percentuale di soggetti si riesce ad eliminare positivamente il virus.

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