Il reflusso gastroesofageo

Il reflusso gastroesofageo - EsseredonnaonlinePuò avere diverse cause, di sicuro ha tanti sintomi. Il punto è che spesso questi ultimi sono sottovalutati, o comunque non immediatamente collegati alla loro reale origine. Ossia il reflusso gastroesofageo. A questo fenomeno – la risalita di acido gastrico nell’esofago, con disturbi di varia intensità – possono essere collegate infatti manifestazioni molto diverse. Dalle più ovvie come bruciore di stomaco, rigurgito o acidità, ad altre meno dirette (e quindi di fatto più “subdole”) che vanno dalla faringite alla tosse, dalla laringite all’asma. Fino alla raucedine, al dolore toracico o al russamento cronico. Proprio la difficoltà di definire dei sintomi tipici porta, sovente, a una diagnosi tardiva di questo problema. Di cui si stima però che soffra circa il 25% degli italiani, senza sostanziali differenze di sesso ma con un aumento di percentuale dopo i 40-50 anni.

Non in tutti i casi però si può parlare di vera e propria patologia. La malattia da reflusso gastroesofageo o MRGE (in inglese GERD: Gastro-Esophageal Reflux Disease) è tale soltanto quando la severità dei sintomi o la frequenza degli episodi raggiungono determinati livelli. Questo perché, in normali condizioni, una modesta risalita di contenuto acido nell’esofago può essere fisiologica e non determina particolari conseguenze. Soprattutto se avviene in maniera episodica. Se però la ricorrenza dei sintomi – soprattutto rigurgito e bruciore (pirosi) al livello dello sterno – arriva a essere settimanale, si è in presenza di MRGE.

Quando, e perché.

Per capire meglio i meccanismi del reflusso, bisogna riassumere cosa avviene nel nostro apparato digerente. L’esofago, con movimenti ritmici associati alla forza di gravità, fa scendere il cibo verso il basso. Una valvola muscolare, lo sfintere esofageo, regola il passaggio del bolo alimentare nello stomaco e impedisce, richiudendosi, che i succhi gastrici risalgano. Il reflusso si verifica quando il meccanismo di chiusura di questa valvola non funziona come o quando dovrebbe, cosa che a sua volta può accadere per motivi diversi. La causa più frequente è una “incontinenza” dello sfintere esofageo inferiore. In altre parole un cattivo funzionamento di questa valvola muscolare, detta anche cardias, che lascia risalire il contenuto acido. Essendo in grado di irritare le mucose dell’esofago, questo acido determina i sintomi di cui abbiamo parlato. Un’altra causa di reflusso può essere la presenza di un’ernia jatale: lo slittamento dello stomaco, attraverso il diaframma, dalla sua sede normale che è l’addome, verso il torace. Ma a scatenare episodi di risalita del contenuto gastrico possono essere diversi altri fattori. Per esempio il rilassamento delle strutture muscolari che sostengono l’assetto del tratto esofageo e la scarsa motilità dell’esofago, o il rallentato svuotamento gastrico. Altre condizioni che possono facilitare una comparsa del problema sono il sovrappeso (l’accumulo di grasso sull’addome aumenta la pressione sugli organi interni, e quindi la possibilità di reflusso) e la gravidanza, perché il feto crescendo arriva a comprimere lo stomaco. E ancora: la difficoltà nel digerire alcuni cibi, un regime alimentare scorretto (l’eccesso di proteine animali rende più lento lo svuotamento gastrico), l’assunzione massiccia di caffeina, alcol, cioccolata, cibi e/o bevande acide, oltre ad alcuni farmaci come i Fans, gli antinfiammatori non steroidei. Perfino alcune abitudini diffuse possono peggiorare la situazione: concentrare i pasti, rendendoli quindi troppo abbondanti, masticare grossolanamente e assumere posizioni orizzontali – per esempio coricandosi sul divano – immediatamente dopo aver mangiato. E se tra le cause di reflusso va annoverato anche lo stress, che ostacola un regolare processo digestivo, è ancora più importante sottolineare l’effetto particolarmente negativo del fumo. La nicotina modifica infatti la composizione salivare, aumenta la quantità di acido cloridrico nello stomaco e rallenta la funzionalità del cardias. È stato calcolato che fumare per molti anni accresca anche del 70% le probabilità di soffrire di reflusso.

Conseguenze e rimedi

Quando il problema si presenta ripetutamente, e siamo dunque in presenza di MRGE, sulle pareti dell’esofago si formano a poco a poco delle lesioni. Se non si identifica tempestivamente il problema e non si correggono eventuali disfunzioni, queste micro-lesioni possono peggiorare e trasformarsi in vere e proprie ulcere. Complicanze via via più serie sono la stenosi (il restringimento del lume, dovuto alla trasformazione delle pareti esofagee in tessuto fibroso non distendibile) o il cosiddetto esofago di Barrett. In quest’ultimo caso, l’epitelio esofageo si riveste di una mucosa simile a quella intestinale, come risposta ai prolungati stimoli infiammatori. L’esofago di Barrett è una lesione pre-cancerosa, e richiede quindi un attento monitoraggio. Prima di arrivare a stadi di gravità come questi – che richiedono l’intervento di un gastroenterologo, per valutare le terapie appropriate e l’eventuale ricorso alla chirurgia – è possibile però attenersi a una sorta di “decalogo” per contrastare l’insorgenza del problema. Riassumendo alcune delle considerazioni già fatte, è importante allora controllare il peso e la forma fisica, abituarsi a distribuire bene i pasti nell’arco della giornata, preferendo un’alimentazione povera di grassi, ricca di vitamine e fibre che favoriscono la motilitàintestinale. Vanno aboliti il fumo e i superalcolici (da limitare il vino, in particolare quello bianco), e assunti con molta moderazione cioccolato, caffè, spezie, pomodoro, peperoncino e in generale sostanze acide. Da annotarsi invece, tra gli alleati, la liquerizia che aiuta a contrastare l’iperacidità gastrica, insieme a malva e calendula che proteggono le mucose dagli agenti più aggressivi.

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