In viaggio col diabete

In viaggio col diabeteC’è chi, una volta scoperto di avere il diabete, rinuncia a viaggi e vacanze, nel timore di non riuscire a gestire la malattia. E c’è chi, come Claudio, diabetico da quando aveva 9 anni, a 32 ha deciso di mollare il lavoro e ha iniziato a girare per il mondo, raccontando la sua esperienza in un blog. Prudenza eccessiva nel primo caso, un bel po’ di incoscienza nel secondo? Chi ha ragione? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Gabriella Galimberti, diabetologa e internista, responsabile dell’Unità di Medicina Interna dell’IRRCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Diabete e viaggi: è un binomio possibile?
Assolutamente sì. Chi soffre di diabetesia la forma di tipo 2, che si cura per lo più con farmaci in compresse in grado di abbassare la glicemia e solo nei casi gravi con l’insulina, sia la forma di tipo 1, insulino-dipendente – può fare qualsiasi viaggio, di qualunque durata e in ogni destinazione, senza che ciò impedisca di tenere sotto controllo la malattia. Rispetto a un tempo, oggi si viaggia molto di più, per vacanze, studio o lavoro, per periodi più o meno lunghi; si possono dover attraversare diversi fusi orari; si può andare in Paesi esotici e dover cambiare le proprie abitudini alimentari e i propri orari. Tutto ciò non rappresenta un problema a priori per il diabetico, che non deve rinunciare a viaggiare e non deve farsi condizionare dalla malattia nella scelta della meta. Basta adottare alcuni accorgimenti per far sì che tutto si svolga senza intoppi.
Non c’è nessuna situazione in cui mettersi in viaggio è proprio controindicato o, quanto meno, sconsigliabile?
È meglio evitare di intraprendere un viaggio quando si sta avendo una complicazione acuta della malattia, come un’infezione intercorrente o un problema cardiologico. Per chi è tornato da poco da un ricovero in ospedale dovuto a uno scompenso glicometabolico importante, è consigliabile un periodo di relativa tranquillità e quindi non rinunciare al viaggio, ma semmai rimandarlo. Si tratta, però dei casi più gravi, in cui la persona è malata da tempo e il diabete è già in fase molto avanzata. All’estremo opposto, è meglio posticipare un po’ quando è stato diagnosticato da pochi giorni un diabete di tipo 1, quello insulino-dipendente, e la persona non ha ancora raggiunto un controllo accettabile della glicemia. Oggigiorno, però, non serve aspettare troppo, perché i tipi di insulina disponibili consentono di ottenere in tempi rapidi un buon controllo nella maggioranza dei casi.
Quali sono le precauzioni principali da seguire per chi ha il diabete e vuol mettersi in viaggio?
Innanzitutto, non scordarsi di portare con sé tutto ciò che serve per la cura della propria malattia, sia nel caso dei diabetici che prendono solo farmaci orali sia in quello di chi deve fare iniezioni di insulina. Alla partenza bisogna avere con sé, calcolato per eccesso, materiale (farmaci, siringhe, strumenti per il controllo della glicemia, ecc) per potere coprire tutta la durata del soggiorno lontano da casa. È prudente anche portarsi dietro una prescrizione del proprio medico in cui si indica la terapia in atto, che potrebbe servire in caso di smarrimento o esaurimento dei farmaci trasportati. Se ci si muove in aereo, per non avere noie ai controlli di sicurezza, è opportuno che tutto il materiale sia accompagnato da una dichiarazione rilasciata dal medico, in genere in italiano e in inglese, valida per un anno, in cui si certifica che la persona ha il diabete, è seguita presso un dato centro, segue determinate cure e deve portare con sé determinati farmaci e dispositivi medici. Chi viaggia in aereo, inoltre, deve ricordarsi di mettere quel che serve nel bagaglio a mano, e non in quello imbarcato, per non rischiare di trovarsi senza in caso quest’ultimo andasse smarrito o non arrivasse subito a destinazione. Infine, a prescindere dal mezzo di trasporto utilizzato, è bene sempre portare con sé una buona scorta di zucchero e cibi con un contenuto adeguato di carboidrati per far fronte a un imprevisto legato agli orari e potere eventualmente contrastare un calo dei livelli di glicemia. Chi assume insulina, inoltre, deve tenere presente che va conservata in frigorifero e quindi va trasportata in modo adeguato, se possibile in piccole borse frigo, in modo da evitarle bruschi sbalzi termici.
Quando si viaggia la terapia va cambiata?
In genere, non occorre fare variazioni, ma questo è vero soprattutto per chi ha il diabete di tipo 2 e si cura con le compresse. Chi, invece, deve prendere l’insulina più volte nell’arco della giornata non è raro che debba fare qualche aggiustamento. In questo caso, il diabetologo dovrà dare istruzioni precise alla persona anche in base al tipo di viaggio. Per esempio, se comporta un aumento dell’attività fisica rispetto al solito, si dovrà programmare una riduzione anche notevole delle dosi di insulina (o di compresse) e un aumento del cibo introdotto (a meno che la persona non sia in sovrappeso). Se, invece, prevede un cambiamento di fuso orario di oltre 4-5 ore, potrebbe essere necessario spostare l’orario di un’iniezione oppure no, a seconda delle caratteristiche del paziente. Non c’è, però, una regola generale: il medico deve dare consigli personalizzati caso per caso. Ci sono poi altre situazioni particolari: per esempio, alcuni diabetici che portano abitualmente il microinfusore, una macchinetta che infonde l’insulina in continuo nel corpo, spesso, quando fanno viaggi o vacanze lontano da casa, sentono la necessità di fare a meno dello strumento e poter tornare per un po’ alle terapie tradizionali, per essere più liberi. In questo caso, il diabetologo deve aggiustare la terapia prima della partenza per poter soddisfare la richiesta del paziente.
Come regolarsi con l’alimentazione, soprattutto in Paesi dove è molto diversa dalla nostra?
Chi ha il diabete di tipo 2 non dovrebbe avere grosse difficoltà. Il suo obiettivo principale, infatti, è quello di non ‘sforare’ il tetto delle calorie stabilite dal medico e dovrebbe essere sufficiente mangiare poco di tutto. Chi, invece, si cura con l’insulina, ha soprattutto la necessità di introdurre a ogni pasto la giusta quantità di carboidrati. Ci sono Paesi dove la dieta è molto diversa dalla nostra mediterranea, e molto più proteica, per cui potrebbe essere più difficile reperire carboidrati rispetto all’Italia. È bene, quindi, consultarsi col proprio diabetologo prima di partire segnalando la propria destinazione, per avere indicazioni preliminari su come regolarsi ed effettuare scambi alimentari corretti sulla base del contenuto in carboidrati. In questi casi, la terapia potrebbe essere da modificare leggermente. Attenzione, poi, a evitare frutta e verdure crude se si viaggia in Paesi dove le condizioni igienico-sanitarie lasciano a desiderare. Questa raccomandazione vale per tutti, ma ancora di più per chi ha il diabete. Un’infezione alimentare, infatti, per quanto banale, è in genere più pesante da affrontare per la persona diabetica rispetto a quella sana. In caso di ‘diarrea del viaggiatore’, poi, chi fa l’insulina deve stare attento al rischio di ipoglicemia. L’aumento del transito intestinale, infatti, porta a una perdita di sostanze nutritive ed equivale all’aver introdotto meno cibo. Di conseguenza, bisogna ridurre anche la dose di insulina oppure, se non è stato possibile, assumere bevande zuccherate per compensare le perdite.
A volte, quando si viaggia in Paesi esotici, occorre fare alcune vaccinazioni. Possono interferire con il diabete? Ci sono controindicazioni a farle?
Si può fare senza particolari problemi qualunque vaccino, a meno che non ci siano patologie concomitanti. Alcuni, infatti, possono influire sulla funzionalità epatica in chi ha già problemi al fegato, ma il diabete, di per sé, non rappresenta una controindicazione, né ci sono interferenze tra i vaccini e i farmaci che si usano normalmente per la cura della malattia.
Qualche altro accorgimento da adottare?
Attenzione alle scarpe che si mettono in valigia, specie se il viaggio che si farà prevede lunghe camminate o, addirittura, trekking. Quest’avvertenza vale soprattutto per chi ha il diabete da parecchi anni, perché può avere qualche rischio di lesione ai piedi. Non dimenticare, quindi, di portare con sé calzature morbide, comode e che non causino traumi al piede, che nella persona diabetica è una zona particolarmente delicata.
Si possono fare anche viaggi on the road, in cui si passano molte ore alla guida?
Sì, ma è bene che la persona diabetica non guidi troppo a lungo senza fare pause. Questa è una regola di sicurezza valida per tutti, ma a maggior ragione per chi, come il diabetico, può avere oscillazioni della glicemia e può avere bisogno di introdurre zuccheri per evitare crisi ipoglicemiche, che potrebbero essere causa di incidenti gravi. Esistono anche delle normative che andrebbero rispettate. Quella italiana, per esempio, dice che ogni 2 ore si dovrebbe fare un controllo della glicemia da sangue capillare. In realtà, nessuno lo fa in modo così rigoroso, ma è senz’altro consigliabile avere con sé lo strumento per misurarla. Qualora si avvertano i segni premonitori di un’ipoglicemia – e la maggior parte dei diabetici la ‘sente’ arrivare – occorre fermarsi, controllare, e, se necessario, fare un adeguato spuntino o assumere 15-20 grammi di zucchero e non ripartire prima di 5-10 minuti. Anche in assenza di questi segnali, comunque, è consigliabile fermarsi ogni 2 ore per mangiare qualcosa e prevenire questi episodi. Ci sono poi persone, per fortuna una minoranza, e per lo più quelle malate da tanto tempo, che non avvertono i sintomi tipici della crisi in arrivo: stanchezza, un senso di agitazione, il bisogno di mangiare urgentemente qualcosa di dolce. In questi casi, solo quando la glicemia è già a livelli molto bassi la persona arriva a percepire repentinamente un senso di grave malessere e a perdere la capacità di coordinazione motoria, il che è ovviamente molto pericoloso se si è alla guida. Chi sa di avvertire poco l’ipoglicemia, ma anche chi ha un diabete più instabile e, di conseguenza, un rischio più alto di crisi ipoglicemiche, deve quindi essere particolarmente scrupoloso, durante un lungo viaggio in auto, o in moto, nei controlli e nel rispettare gli stop.

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