Infezione da HPV e tumore al collo dell’utero. Non rinunciare alla prevenzione!

Infezione da HPV e tumore al collo dell’utero. Non rinunciare alla prevenzione!Il Papilloma virus umano, comunemente noto come “HPV”, è un agente infettivo molto diffuso, responsabile di infezioni genitali trasmissibili non soltanto attraverso il rapporto sessuale ma anche tramite il semplice contatto intimo pelle-pelle dell’area genitale (attenzioni quindi: l’uso del preservativo – che resta comunque l’unico strumento di prevenzione verso le malattie trasmissibili sessualmente – riduce, ma non impedisce, la possibilità di trasmissione del virus!): circa l’80% delle donne sessualmente attive contrae l’infezione da HPV nel corso della propria vita.
L’infezione genitale da HPV decorre in modo asintomatico e nel 90% dei casi guarisce spontaneamente senza complicanze. Nei restanti casi l’infezione persiste e può, talvolta, portare a lesioni precancerose del collo dell’utero entro 2-5 anni e a cancro cervicale nell’arco dei 15-20 anni successivi.
Tra gli oltre duecento differenti tipi di HPV, solo alcuni possono causare lesioni maligne al collo dell’utero e sono stati classificati in base al profilo di rischio oncogeno; in particolare, i ceppi 16 e 18 sono responsabili di oltre il 70% dei casi di tutte le forme di carcinomi invasivi.
Le armi di prevenzione
L’evoluzione dell’infezione da HPV in tumore è molto lenta, si ha quindi tutto il tempo per individuare le infezioni a rischio e monitorarle, per diagnosticare precocemente eventuali lesioni iniziali e per intervenire con tempestività.
In questo senso, la prevenzione rappresenta l’arma di difesa più importante ed efficace contro il carcinoma della cervice uterina.
La periodica esecuzione del pap-test, raccomandato come esame di screening per la popolazione di età compresa tra 25 e 65 anni, consente di individuare le alterazioni cervicali iniziali (pre-cancerose) e quelle tumorali. Il test HPV, mirato alla ricerca dei tipi virali ad “alto rischio oncogeno”, permette di identificare la presenza del DNA del virus nelle cellule cervicali; la negatività al test permette di escludere con maggiore sicurezza del pap-test la presenza o il rischio futuro di sviluppare una precancerosi, mentre la positività indica la probabilità o il rischio di avere o sviluppare un’alterazione pre-cancerosa.
Verso il carcinoma della cervice uterina abbiamo un’arma di prevenzione in più, che consente oltretutto di “giocare d’anticipo”: il vaccino anti-HPV. Scopo della vaccinazione non è prevenire l’infezione virale ma il tumore del collo dell’utero. È pur vero che con il pap-test è possibile identificare tempestivamente le alterazioni pre-cancerose del collo uterino ma queste richiedono un intervento di asportazione: la vaccinazione permette di prevenire eventuali alterazioni identificate dal pap-test che dovrebbero essere eliminate chirurgicamente.
Il vaccino, che viene somministrato in tre dosi, contiene una copia innocua del virus, in grado di indurre una risposta del sistema immunitario senza essere infettiva. Dagli studi clinici condotti sull’efficacia del preparato, è emerso che il vaccino, se somministrato quando la donna non è ancora entrata in contatto con il virus, assicura una protezione molto elevata (nella misura del 90-100%) nei confronti delle lesioni precancerose provocate dall’HPV 16 e 18. Per questo la vaccinazione è raccomandata alle giovanissime prima che comincino la loro attività sessuale e, infatti, la campagna vaccinale promossa dal Ministero della Salute prevede l’offerta attiva e gratuita del vaccino contro il Papilloma Virus Umano per le ragazze che hanno compiuto l’undicesimo anno di età.
Per quanto riguarda la sicurezza del vaccino, i dati di farmacovigilanza (riferiti a milioni di dosi!) non hanno ad oggi mostrato segnali di allarme e la maggioranza delle segnalazioni ha riguardato reazioni locali nella sede di iniezione.
Il vaccino è disponibile sul mercato in due formulazioni: il “bivalente”, che previene le sole infezioni da HPV 16 e 18 e il “quadrivalente”, che estende la protezione vaccinale anche ai ceppi 6 e 11, responsabili della formazione dei condilomi genitali (anche noti come verruche genitali o “creste di gallo”), lesioni benigne che non hanno alcun rischio di degenerare in tumore.
Una precisazione importantissima: poiché circa il 30% dei tumori del collo dell’utero non è provocato dall’HPV 16/18, è importante eseguire regolarmente il pap-test, anche se vaccinate!
Per approfondimenti, visita il sito di Onda nella sezione informazione_ Focus Ginecologia e Oncologia
www.ondaosservatorio.it/focus-onda/ginecologia/malattie-sessualmente-trasmissibili/
www.ondaosservatorio.it/focus-onda/oncologia/tumori-dellutero/

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