La cheratosi attinica

La cheratosi attinica

Cheratosi attinica: alzi la mano chi sa che cos’è! Se escludiamo chi ne soffre, crediamo ben pochi. Le cheratosi attiniche sono classificate come tumori della pelle e per questo il trattamento tempestivo sia delle lesioni sia nelle zone circostanti, il cosiddetto campo di cancerizzazione, è importante per evitarne la progressione in forme tumorali più invasive. Esistono diversi trattamenti per eliminare le cheratosi attiniche, quali terapie ablative, trattamenti farmacologici topici e la terapia fotodinamica.
Facciamo chiarezza con il dr. Giovanni Pellacani, Professore Ordinario di Dermatologia e Direttore della Clinica Dermatologica, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

 

Prof. Pellacani, cominciamo dalla denominazione: che cosa si intende per cheratosi attinica?

Propriamente, il termine “cheratosi” indica un’alterazione cutanea, caratterizzata dall’ispessimento dello strato corneo dell’epidermide, localizzata soprattutto sulle palme delle mani e sulle piante dei piedi. Per quanto riguarda la cheratosi attinica, è provocata da un’esposizione al sole non corretta (protezione insufficiente, se non assente) ed eccessiva, specie nelle ore più a rischio (ore centrali della giornata).

La cheratosi attinica non è abbastanza conosciuta e troppo spesso sottovalutata, mentre, è bene dirlo subito, si tratta di un tumore (il più diffuso, subito dopo il melanoma, sebbene non pericoloso come quest’ultimo). Secondo le stime più recenti, i tumori cutanei non melanoma colpiscono ogni anno più di 1 milione di italiani.
Tra i motivi per cui non viene considerata come merita e, di conseguenza, non si ricorre subito allo specialista: perché si manifesta prevalentemente nelle persone in là con gli anni (“cheratosi senile”), in particolare in contadini, muratori, marinai, velisti o chi per lavoro deve restare esposto a lungo ai raggi del sole: vigili, lavoratori edili, giardinieri, bagnini, chi pratica sport all’aria aperta. Pertanto, meglio essere chiari: parliamo di un carcinoma vero e proprio che, se non preso in tempo, può degenerare in una forma cosiddetta “squamosa”. Questa è la principale ragione per cui, al fine che esso non diventi un tumore maligno, è necessario individuarlo quanto prima possibile. Infatti, da carcinoma “in situ”, ossia localizzato in un certo punto e ancora circoscrivibile, può estendersi e dar luogo a quelle che noi dermatologi chiamiamo “lesioni attiniche”, anticamera del tumore.

 

Come si riconosce la cheratosi attinica? Il primo passo da fare?

Primo step fondamentale è l’autocontrollo della propria pelle, su tutto il corpo. Semaforo rosso se si notano delle antiestetiche macchie “rugose” a toccarsi, magari con croste o crosticine, o di un colore che può andare dal rosa al rosso acceso fino al marrone. In tutti questi casi è indispensabile rivolgersi subito ad uno specialista che, grazie ad una diagnosi immediata (è raro il caso che si renda necessaria una biopsia), potrà consigliare la cura più efficace.

Da sottolineare che la cheratosi attinica è senza dubbio una patologia in forte aumento, e per questo sembrano responsabili due fattori principali: l’età (infatti, dopo i 50-60 anni, i casi aumentano progressivamente e in prospettiva, con l’invecchiamento graduale ed esponenziale della popolazione, ci aspettiamo anche un incremento della prevalenza), e l’esposizione solare prolungata, che è verosimilmente causa, anche, della tendenza a un incremento tra le fasce d’età più giovani. Inoltre, il tipo di pelle influenza il rischio di avere cheratosi attiniche: a maggior rischio le persone di carnagione chiara e che sono solite scottarsi sotto i raggi del sole.

 

Quali sono le cure oggi a disposizione?

Il trattamento delle cheratosi attiniche consiste nella scelta tra diverse opzioni attualmente disponibili, a seconda della complessità del quadro clinico e delle caratteristiche del paziente. In caso di una lesione singola, isolata, si può procedere alla “demolizione” della medesima con crioterapia (azoto liquido) o laser. Tuttavia, più frequentemente la patologia si presenta con più lesioni in aree di cute fotodanneggiata (il cosiddetto campo di cancerizzazione). Allora il trattamento deve mirare a curare sia la lesione, sia la cute fotodanneggiata, per prevenire la comparsa di nuove lesioni sulla stessa area cutanea o la recidiva delle precedenti. Questi trattamenti sono appunto detti “di campo”, e hanno differenti modalità di esecuzione/applicazione, potenza, e, anche, durata.

 

La terapia fotodinamica

Tra le cure attuali impossibile non menzionare la terapia fotodinamica, un trattamento eseguito presso le Cliniche dermatologiche di molti ospedali che consiste nell’applicazione di una sostanzafotoattiva che, messa in occlusione per alcune ore sull’area e successivamente esposta ad una luce monocromatica, genera una reazione biologica che tende ad eliminare selettivamente le cellule tumorali. Tra i prodotti topici disponibili per il trattamento della cheratosi attinica, una significativa efficacia è ottenuta da imiquimod, un farmaco capace di stimolare la reazione immunitaria cutanea finalizzata a eliminare le cellule pretumorali e tumorali. Espressione clinica dell’effetto di imiquimod è la comparsa di infiammazione e arrossamento cutanei, evidenti soprattutto nelle prime settimane di trattamento, la cui durata è in genere di quattro settimane.
Un’altra sostanza fotoattiva è il metil-aminolevulinato, che viene trasformato dalle cellule tumorali in protoporfirina IX che si attiva quando viene irradiata dalla luce, lampada a raggi rossi o sole, e provoca l’apoptosi delle cellule tumorali e quindi la regressione delle lesioni trattate.

A ogni modo, il miglior trattamento o sequenza di trattamenti per la cheratosi attinica viene solitamente decisa sulla base del quadro clinico, della tipologia delle lesioni e della loro localizzazione, delle necessità e capacità del paziente, in considerazione che nelle situazioni di maggiore danno solare sia necessario un approccio sequenziale e un controllo del paziente ripetuto nel tempo.

Quali sono i rischi ai quali va incontro una persona con cheratosi attinica?

Anche se non è possibile prevedere la degenerazione delle singole lesioni in un carcinoma squamoso cellulare invasivo (SCC), possiamo di certo affermare che i rischi sono legati direttamente al numero delle lesioni, all’avere già avuto altri tumori epiteliali cutanei e alla presenza di immunodepressione, che può dipendere dall’età, da malattie o da trattamenti con farmaci immunosoppressori.

A differenza del melanoma, che può metastatizzare e causare mortalità, il carcinoma squamoso della cute è molto raro che dia metastasi a organi interni. Tuttavia, la sede della lesione (spesso alla testa), le grandi dimensioni che può rapidamente raggiungere una volta iniziata, e la possibile infiltrazione degli strati più profondi della cute, anche al muscolo e alle ossa, rende l’intervento spesso molto problematico, con necessità di una chirurgia complessa e ampiamente demolitiva.

 

In conclusione, ancora una volta, quando si tratta di pelle e sole: buon senso e protezione costituiscono la prevenzione migliore.

 

 

Dott. Giovanni Pellacani
Direttore della Struttura Complessa Universitaria di Dermatologia, Dipartimento Integrato di Chirurgie Specialistiche Testa e Collo, Università di Modena e Reggio Emilia – Policlinico di Modena

 

Esperienza professionale

Il prof. G. Pellicani, dal 1995 si è dedicato alla ricerca nel campo della fisiologia cutanea, bioingegneria cutanea per la valutazione di patologie infiammatorie, e nella diagnosi non invasiva di tumori cutanei. In particolare, si occupa di melanoma e lesioni pigmentate, rivolto al miglioramento della accuratezza diagnostica per l’identificazione precoce attraverso l’utilizzo di dermoscopia in combinazione con sistemi di analisi di immagine e diagnosi automatica, e di microscopia laser confocale in vivo per lo studio degli aspetti citologici e architetturali delle lesioni cutanee, correlato alla dermoscopia e alla istologia.

 

 

A cura di: Minnie Luongo (2015)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 31 marzo 2019

 

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