La fertilità femminile e la fertilità maschile

Ne parliamo con la dottoressa Stefania Piloni, medico specialista in ginecologia, docente Medicina Naturale Università di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia, responsabile “Ambulatorio Medicina Naturale per la Donna”, San Raffaele Resnati, Milano.

 

La fertilità femminile
Ci si riferisce all’arco di tempo in cui è possibile il concepimento, che inizia sicuramente con il primo ciclo mestruale, ma che non si conclude necessariamente con l’ultimo. L’età fertile della donna inizia in media intorno ai 12 anni, con il primo ciclo mestruale (menarca) e si conclude naturalmente verso i 42-43 anni, tanto è vero che chi cerca una gravidanza dopo i 40 spesso deve ricorrere a una delle tecniche di fecondazione assistita.

Allora non è vero che l’età fertile coincide con il periodo del ciclo mestruale?
No, infatti la menopausa non è l'”uscita” dall’età fertile, bensì dalla vita mestruale. Già nell’antichità questo era risaputo, non per niente “menopausa” significa “ultimo ciclo mestruale” e non “ultima possibilità di concepire un bambino”.

Quali sono e in cosa consistono le tecniche migliori per riconoscere i giorni fertili?
Esistono tanti tipi di tecniche, più o meno valide. Non tutte le donne riconoscono l’ovulazione, e quelle che ci riescono di solito sono già madri, perché le mamme sentono – nel periodo ovulatorio – un tipico doloretto trafittivo a livello dell’ovaio che ha ovulato, e si rende conto che è nel periodo fertile grazie all’osservazione della consistenza del muco cervicale, che diventa più gelatinoso, simile alla chiara d’uovo. Ma le donne a caccia della prima gravidanza spesso non riconoscono questi segnali e si affidano o alla conta dei giorni – su un ciclo di 28 giorni, il 14° giorno del ciclo potrebbe essere il momento giusto ed è quindi consigliabile avere rapporti a giorni alterni a partire dal 10° al 16° giorno del ciclo – o alle tecniche tramite stick, che consentono di misurare i picchi ormonali. Quando la donna ovula, infatti, l’organismo produce un ormone che si chiama LH e che resta alto per due giorni: le 48 ore fertili. Lo si misura attraverso le urine o la saliva, raccolte appunto da appositi stick venduti in farmacia. La tecnica della temperatura basale, invece, è un po’ difficile e noiosa, perché richiede una misurazione vaginale tutti i giorni, sempre alla stessa ora del mattino, da sdraiate a letto nella medesima posizione, in assenza di disturbi.

 

La fertilità maschile
L’età fertile è una prerogativa femminile o anche l’uomo ha la sua “menopausa”?
L’uomo è stato baciato dalla fortuna e madre natura l’ha sicuramente privilegiato, perché è sempre fertile. Certo, anche nel mondo maschile la fertilità cala con l’età, ma non quanto nella donna! Solo dopo i 50 anni la fertilità maschile mette la retromarcia. E l’andropausa è spostata verso i 65 anni, a differenza della menopausa femminile, che scatta verso i 50 anni. Ma anche con l’andropausa l’uomo resta fertile e può procreare addirittura a 90 anni…

La domanda può far sorridere, ma è lecita: l’uomo è sempre fertile 365 giorni su 365?
Sì, 365 giorni su 365. Sono stati condotti studi per verificare quanto potesse variare la loro fertilità durante l’anno e si è visto che sicuramente esiste un ciclo biologico anche per l’uomo, che è quello primaverile, quando aumentano il desiderio, il testosterone e anche la produzione di spermatozoi, nonché la loro “corsa”. In pratica, mentre la donna ha un ciclo mensile, l’uomo ha un ciclo annuale, un po’ come quello animale del risveglio del momento riproduttivo.

Quanto conta il “potere fertile” maschile nel concepimento di un bambino?
Esattamente quanto quello femminile, perché alla fine le parti in causa sono due, Infatti l’infertilità riconosce cause che sono al 40% femminili, al 40% maschili e al 20% di entrambi. Colpe, comunque, non ce ne sono mai.

 

A cura di: Alma Galeazzi

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