Le cause che mettono il cuore "sotto pressione"

La forma primitiva o essenziale
È quella dalla causa ignota, sebbene sia piuttosto noto il ruolo di alcuni fattori di rischio che – isolati o in associazione – minacciano la salute del cuore.

L’obesità
È una condizione che mina le fondamenta della salute di qualunque organismo, anche di quello più forte e resistente. L’obesità, infatti, porta con sé alti livelli di colesterolo LDL, cioè quello “cattivo”, responsabile della formazione delle placche aterosclerotiche all’interno delle arterie, che via via perdono elasticità e fanno aumentare la pressione.
Il grasso in eccesso, poi, va ad alterare la produzione di alcuni ormoni come l’insulina, incaricata di regolare l’utilizzo degli zuccheri, alterando l’attività del sistema nervoso simpatico, quello che sovrintende ai valori pressori. E ancora, obesità significa più sodio e zucchero nel sangue, che oltre a dare forte ritenzione idrica, aumenta la massa di sangue in circolo, con ovvie conseguenze sulla pressione.
Una massa corporea elevata, infine, sottopone il cuore a un vero e proprio tour de force, cioè lo costringe a lavorare senza sosta per distribuire il sangue e l’ossigeno a tutti i tessuti dell’organismo. Non solo: il muscolo cardiaco deve pompare più sangue, esercitando di conseguenza una pressione maggiore. A lungo andare, questo superlavoro può sfociare in pesanti alterazioni a livello del cuore. Non stupisce, dunque, che protagonista della giornata mondiale dell’ipertensione del 17 maggio sarà proprio la lotta contro l’obesità.

L’età avanzata
Non c’è zona o parte dell’organismo che non subisca le conseguenze del tempo che passa. Anche le arterie invecchiano e si usurano, diventando – anno dopo anno – più rigide e opponendo, quindi, una maggiore resistenza al sangue, costretto a scorrere con una pressione più alta.

La familiarità
L’ipertensione non si eredita, ma si eredita la predisposizione a soffrirne. In pratica, deve stare un po’ più attento chi ha uno o entrambi i genitori con pressione alta, anche se è facile che dopo una certa età sia dovuta più al naturale processo di invecchiamento che a cause genetiche.

Le sigarette
Il fumo uccide: la scritta ormai campeggia su molti pacchetti di sigarette, con un allarmismo per una volta tanto giustificato.
La nicotina contenuta nelle “bionde”, infatti, è vasocostrittrice, cioè capace di restringere il volume delle arterie: il sangue si trova, così, a scorrere in canali ben più stretti, esercitando una pressione maggiore.
Non solo: è una sostanza altamente ossidante, cioè responsabile di accelerare l’invecchiamento di tutto l’organismo (arterie comprese) e di minare l’endotelio, il tessuto di rivestimento dei vasi sanguigni.

Lo stress
È il mandante occulto di moltissime patologie dalla causa ignota e questo è facilmente spiegabile con il fatto che il forte stress, l’ansia cronica e le grandi emozioni negative si fanno sentire a livello del sistema nervoso e del sistema endocrino, con ripercussioni a livello sia cardiaco sia pressorio.

La sedentarietà
Una vita sempre di corsa, “adrenalinica” appunto, fa male alla salute e alla pressione, visto che l’adrenalina è l’ormone che accelera i battiti cardiaci. Ma un’esistenza all’insegna del dolce far niente ha conseguenze amare sulla salute di tutto l’organismo, non solo perché accelera i processi di invecchiamento e di usura di organi e apparati, ma anche perché spalanca le porte al sovrappeso e all’obesità, tra i pericoli maggiori per il benessere cardiaco.

L’alimentazione scorretta
Il sale è il più insidioso nemico delle arterie, perché – se consumato in eccesso – aumenta la ritenzione di liquidi nei tessuti dell’organismo e anche il volume del sangue, che quindi va ad esercitare una pressione maggiore sulle pareti di vasi e arterie. Occhio anche a tè, caffè e alcolici, tutte bevande eccitanti, che stimolano i battiti cardiaci e il rialzo della pressione. A tavola, poi, semaforo giallo-rosso agli alimenti molto grassi, per tenere a freno il colesterolo cattivo, e ipercalorici, che portano al sovrappeso e all’obesità.

IPOTENSIONE? NO PROBLEM
Perché i campanelli d’allarme scattano solo se la pressione è alta, mentre tacciono quando “vola basso”? Perché la cosiddetta ipotensione non solo non ha alcuna conseguenza sulla salute, ma anzi: chi ne “soffre” ha il cuore più protetto, visto che ha minori possibilità di incappare in una malattia cardiovascolare. * Al limite, chi ne è colpito si sente “ giù di tono” e debole, fa fatica a mettersi in pista al mattino, qualche volta può svenire, tutti fastidi che di solito non richiedono alcun tipo di farmaco, ma solo un’alimentazione particolarmente ricca di vegetali, di minerali e di alimenti proteici.

 

La forma secondaria
In questo caso, l’ipertensione è la conseguenza di un’altra malattia. Ecco quelle che segnalano la loro presenza anche con la pressione alta.

I disturbi renali
Sono i grandi depuratori dell’organismo, con il delicato compito di “ripulire” il sangue dalle tossine e dai prodotti di scarto attraverso le urine. Ecco perché quando i reni funzionano male, molte scorie restano intrappolate nel sangue, incrementandone il volume, con una maggiore pressione sulle arterie.
Nell’ipertensione nefrovascolare, invece, l’arteria che porta il sangue ai reni è più stretta, quindi questi organi sono meno irrorati: una carenza che fa scattare una serie di reazioni a catena, che hanno come esito finale l’innalzamento della pressione.

Problemi alle surrenali
Posizionate sopra i reni, le surrenali sono ghiandole incaricate di produrre una serie di ormoni che, chi per un motivo chi per l’altro, influenzano la pressione arteriosa. L’aldosterone, per esempio, partecipa all’eliminazione del sodio (sale), il responsabile della ritenzione di liquidi, del maggiore volume del sangue e, dunque, anche dell’ipertensione. Alcune patologie ostacolano la produzione di questo ormone: è il caso degli adenomi o dell’iperplasia delle surrenali.

La coartazione dell’aorta
Si tratta di una malformazione congenita, che ostacola l’uscita del sangue dal cuore. L’o rganismo cerca di aggirare l’ostacolo e portare comunque a tutti i distretti il sangue, creando circoli sanguigni alternativi. La coartazione dell’aorta si fa sentire con una sensazione generale di debolezza e con una pressione maggiore alle braccia e più bassa alle gambe.

 

Le altre cause
In gravidanza
Pressione costantemente sotto controllo durante i nove mesi, ma soprattutto nell’ultimo trimestre, visto che è questo il periodo più a rischio di gestosi (o ipertensione gravidica), che ha ripercussioni negative sulla placenta, attraverso la quale il piccolo prende ossigeno e cibo. Le cause non sono ancora chiare, ma ben noti sono i fattori di rischio che aprono le porte a questa minaccia per le future mamme e per il feto: l’obesità, la predisposizione familiare, la cattiva alimentazione, un’ipertensione nascosta presente già prima della gravidanza.
Dopo uno sforzo
I valori pressori possono anche schizzare oltre 120 mmHg di minima e 220 di massima e questo non fa automaticamente chiamare in causa l’ipertensione. Tuttavia, chi accusa questi forti sbalzi potrebbe essere maggiormente predisposto alla malattia, quindi farebbe meglio a tenere sotto controllo la pressione, prevedendo una misurazione ogni due-tre mesi almeno.

C’è anche quella da farmaci
Si chiama iatrogena ed è la forma di ipertensione provocata dall’utilizzo di certi farmaci, che contengono princìpi attivi capaci di alzare i valori della pressione. Ecco le categorie a rischio.

  • I FANS (antinfiammatori non steroidei) Naturalmente non basta una compressa ogni tanto a scatenare l’ipertensione. Solo l’abuso di questi farmaci provoca l’accumulo di sodio nei tessuti dell’organismo, con conseguente ritenzione di liquidi e aumento della pressione.
  • Il cortisone. Come i FANS, a lungo andare provoca aumento di sodio e ritenzione idrica, innalzando i valori pressori. La pillola contraccettiva
  • Alcuni tipi di pillola aumentano la ritenzioni idrica con conseguenze sulla pressione. Tuttavia, la contraccezione ormonale fa salire la pressione solo nelle donne predisposte.
  • Certi antidepressivi. Parliamo degli IMAO, un categoria di farmaci usati – in verità sempre meno – per combattere la depressione. Sono a rischio ipertensione quando vengono associati ad altri medicinali antidepressivi o ad alimenti ricchi di tiramina (come il formaggio, il cioccolato, i salumi, gli alcolici, alcuni cibi in scatola).

ATTENZIONE!IL CONSUMO COSTANTE DI LIQUIRIZIA PUÒ ESSERE ALL’ORIGINE DI UNA FORMA SECONDARIA DI IPERTENSIONE. COLPA DELL’ACIDO GLICIRIZZINICO, CHE INTERFERISCE CON ALCUNI PROCESSI ENZIMATICI A LIVELLO RENALE.

 

A cura di: Alma Galeazzi

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