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Pubblicato il 8 novembre 2012

L’importanza della tiroide per la salute della donna

Ne abbiamo parlato con il professor Andrea Giustina, direttore del Servizio di Endocrinologia e del Centro Osteoporosi dell’A.O. Spedali Civili di Brescia.

Professor Giustina, ci può spiegare che cos’è la tiroide.
La tiroide è una ghiandola endocrina fondamentale per l’organismo, in quanto produce gli ormoni tiroxina (T4) e triiodotironina (T3) che regolano processi fisiologici chiave come lo sviluppo e il funzionamento del cervello, la funzione dell’apparato cardiovascolare (regolano sia il ritmo che la gittata cardiaca) e il metabolismo intermedio (sono ormoni importanti nella regolazione del metabolismo dei grassi e del glucosio). Per la sintesi degli ormoni tiroidei la ghiandola ha necessità (unica nell’organismo) di iodio che viene portato dentro le cellule tiroidee contro un gradiente di concentrazione (in altre parole: lo iodio entra nella tiroide nonostante ce ne sia più dentro che fuori, ossia nel sangue) dalla cosiddetta “pompa dello iodio”.  In situazioni di grave carenza di iodio si sviluppa il cosiddetto “gozzo“: ossia, la tiroide aumenta di volume. La prevenzione del gozzo si attua attraverso l’assunzione di sale iodato.

 A quali malattie è sensibile la tiroide? Le principali malattie della tiroide, oltre al gozzo da carenza di iodio,  sono gli ipertiroidismi, gli ipotiroidismi ed i noduli tiroidei. La principale forma di ipertiroidismo, cioè di iperfunzionamento della tiroide, è il cosiddetto “morbo di Basedowche colpisce nella stragrande maggioranza donne in età fertile. E’ una malattia autoimmune causata dalla produzione di autoanticorpi contro il recettore del TSH . Si manifesta con dimagrimento, insonnia, ansia, tachicardia e ipertensione sistolica, eccesso di sudorazione e intolleranza al caldo (un esempio classico è rappresentato dalla paziente che viene in ambulatorio con la t-shirt anche in inverno). Vi sono, poi, sintomi oculari comuni alle altre forme di ipertiroidismo come la retrazione della palpebra superiore (che conferisce un aspetto ad “occhio sbarrato”, ma anche sintomi oculari esclusivi come l’esoftalmo cioè la protrusione dei globi oculari). La diagnosi si basa sul dosaggio degli ormoni tiroidei liberi (FT4 e FT3), anticorpi antirecettore del TSH e scintigrafia tiroidea, che evidenzia una tiroide aumentata di volume e ipercaptante. La terapia è in prima istanza farmacologica: con i farmaci infatti si ottiene la remissione della malattia nel 50% dei casi. Nei restanti casi, sono necessari metodi terapeutici alternativi, come la chirurgia o la radioiodioterapia, che determinano un’ablazione della ghiandola. Purtroppo, la terapia della malattia tiroidea per sé non sempre è in grado di determinarne remissione dell’esoftalmo ed in questi casi, per fortuna relativamente rari, è necessario sottoporre la paziente a terapie aggiuntive quali quella cortisonica

Passiamo all’ipotiroidismo. Sono molte le pazienti che soffrono di “ipotiroidismo“, cioè di ridotto funzionamento della tiroide. Innanzitutto, vi sono casi di ipotiroidismo congenito, in cui i neonati nascono senza la ghiandola (agenesia della tiroide) o con difetti negli enzimi necessari alla sintesi di ormoni tiroidei. L’ipotiroidismo congenito è pericolosissimo perché un solo mese di ritardo nella diagnosi porterebbe ad una perdita di 3-5 punti del quoziente intellettivo. Pertanto, viene eseguito il cosidetto “screening neonatale” che permette di diagnosticare, e quindi trattare, il problema alla nascita. Nell’adulto, diventano ipotiroidee le pazienti a cui è stata asportata chirurgicamente la ghiandola, cioè hanno subito una tiroidectomia totale. Ma anche nell’ipotiroidismo dell’adulto (o acquisito) la principale causa è quella autoimmune: vengono cioè prodotti autoanticorpi che determinano un’infiammazione cronica della ghiandola (tiroidite di Hashimoto) che ne determina un cattivo funzionamento e ridotta produzione di ormoni tiroidei. Le pazienti più colpite sono in età peri o post-menopausale, ma possono anche essere ragazze molto giovani. I sintomi principali sono l’aumento del peso, la bradicardia (rallentamento del battito cardiaco), la stanchezza, il bisogno di dormire, l’intolleranza al freddo (la paziente dorme con la coperta anche d’estate), la stipsi e la depressione del tono dell’umore. Le pazienti spesso soffrono di una ipercolesterolemia  che è secondaria alla carenza degli ormoni tiroidei.  Essendo questi sintomi piuttosto aspecifici, le pazienti vengono inviate ad altri specialisti (cardiologo, psichiatra, gastroenterologo) prima di arrivare all’endocrinologo. La diagnosi si basa sul dosaggio degli ormoni tiroidei e del TSH. La terapia si fonda sulla somministrazione della tiroxina ed è di solito di grande successo nel far rientrare completamente la sintomatologia, senza indurre effetti collaterali o reazioni allergiche. Particolare attenzione deve essere posta alla donna ipotiroidea che intraprende una gravidanza, in quanto nei primi tre mesi di gestazione nel feto la tiroide non si è ancora sviluppata, e il feto stesso dipende dagli ormoni tiroidei materni per un corretto sviluppo del sistema nervoso centrale. Pertanto, la tiroxina è una delle poche terapie che la donna gravida non deve assolutamente sospendere: anzi, il dosaggio spesso deve essere aumentato e i livelli di ormoni tiroidei devono essere adeguatamente monitorati per tutta la durata della gravidanza

Per finire, Professore, i noduli tiroidei. Una situazione molto frequente in clinica è proprio il riscontro di un “nodulo” tiroideo senza alterazioni funzionali della tiroide. Se il nodulo è di dimensioni superiori ad 1 cm, spesso è il paziente ad accorgersi di un rigonfiamento nel collo, oppure può essere riscontrato durante una visita medica. Sempre di più sono i noduli di piccole dimensioni (meno di 1 cm) che vengono evidenziati durante un esame ecografico del collo. L’eventualità che un nodulo tiroideo sia un tumore maligno della tiroide sono piuttosto basse (1-5%). Tuttavia, dato che i tumori maligni tiroidei hanno in generale una buona prognosi, soprattutto se la diagnosi è precoce, vale sempre la pena di intraprendere un percorso diagnostico, almeno nei noduli diagnosticati clinicamente. Questo percorso comprende l’ecografia tiroidea (che consente di distinguere noduli ad esclusivo contenuto liquido, cioè le “cisti” che non possono essere tumori e noduli a contenuto “solido”). Nei noduli solidi viene poi eseguito l’ago aspirato ecoguidato, e il materiale prelevato viene sottoposto ad esame citologico. Nel caso l’esame citologico ponga il sospetto di una neoplasia, la paziente è sottoposta ad intervento chirurgico. La buona prognosi dei tumori maligni tiroidei deriva da due ordini di considerazioni: infatti, per prima cosa la maggior parte di tali tumori è costituita da cellule non particolarmente aggressive (si parla, infatti, di tumori “ben differenziati”). In secondo luogo, la terapia dei tumori tiroidei prevede la possibilità di “radicalizzare” l’intervento chirurgico con la radioiodioterapia. Questa è una forma particolare di radioterapia selettiva, che non esiste per nessun altro tumore e che sfrutta la fame delle eventuali cellule tioidee tumorali residue dopo l’intervento per lo iodio. Noi le “inganniamo” fornendo loro uno iodio che, essendo radioattivo, le distrugge.

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