Lussazione della spalla: cosa fare?

Intervista a Riccardo Ninzoli, osteopata e fisioterapista presso il centro “Corpo in equilibrio” di Milano.

Lussazione della spalla: cosa fare? EsseredonnaonlineCos’accade esattamente quando ci si lussa una spalla?

Per capirlo occorre tenere presente com’è fatta e considerare che si tratta di un’articolazione complessa, con una struttura del tutto particolare. Si dice che la spalla è un’articolazione “sospesa”: la testa dell’omero, infatti, è alloggiata in una cavità della scapola, chiamata glena, poco profonda e solo leggermente concava. Questa conformazione fa sì che la spalla sia l’articolazione più mobile del corpo e le consente un’escursione completa del movimento nelle tre direzioni dello spazio. Essendo la più mobile, tuttavia, è anche la più instabile. Di norma, la stabilità durante il movimento e la protezione dell’articolazione sono assicurate dalla capsula articolare e dai legamenti, muscoli e tendini che formano la cosiddetta cuffia dei rotatori. In alcune situazioni, però, queste strutture non riescono a impedire che la testa dell’omero fuoriesca totalmente o parzialmente dalla cavità glenoidea; nel primo caso si parla di lussazione, nel secondo di sublussazione. Lo slittamento delle due estremità articolari è consentito dalla rottura almeno parziale della capsula articolare e dei legamenti. Durante la lussazione, però, si possono lesionare anche altre strutture, come la cartilagine articolare, vasi, ossa – tipicamente la testa dell’omero – e nervi. Nella stragrande maggioranza dei casi – il 90-95% – la spalla si lussa in direzione anteriore, con una deviazione dell’omero verso il basso e in avanti. Molto più rara, e anche più difficile da trattare, è la lussazione posteriore.

Perché si verifica la lussazione?

In genere è la conseguenza di un evento traumatico come una caduta o una contusione, che fa spostare l’omero dal suo alloggiamento nella glena, ma non necessariamente. Una delle situazioni più tipiche è quella in cui si cade appoggiando il braccio verso l’esterno (extra ruotato) per proteggere il resto del corpo. Nelle persone che presentano una lassità diffusa dei tendini e legamenti, però, non serve un vero e proprio incidente. In questi casi è sufficiente durante un movimento portare il braccio appena oltre il limite della tenuta dell’articolazione ed ecco che l’omero perde il contatto con la glena e i tessuti della cuffia dei rotatori, che dovrebbero contenerlo, gli permettono di uscire, senza essere bucati, come avviene invece in un soggetto sano. Sono due situazioni diverse, ma il risultato finale è simile, anche se nel primo caso la lussazione è, di solito, un evento occasionale, mentre nel secondo può essere ricorrente, se non si mette in atto una strategia adeguata di prevenzione.

Quali sono le situazioni più a rischio?

In primis, tutti gli sport di contatto, contatto come il rugby, il football americano, il basket, lo stesso calcio, che implicano di frequente un impatto, più o meno volontario, con un avversario. Nei primi due, in particolare, un momento particolarmente critico è quello del placcaggio. Le arti marziali sono invece meno pericolose, perché le cadute che avvengono in combattimento, almeno in teoria, dovrebbero essere controllate. Sono rischiosi anche tutti quegli sport, come il ciclismo e lo sci, in cui si può cadere e i piedi sono bloccati. In caso di caduta, infatti, il primo istinto è quello di appoggiare le braccia per proteggersi ed è quindi facile lussarsi la spalla. La lussazione, poi, è molto più frequente nei giovani che negli anziani, soprattutto nella fascia di età 20-30 anni, e negli uomini che nelle donne, per il semplice fatto che è questa la categoria più propensa a praticare gli sport in cui è più facile subire quest’infortunio.

spalla con lussazione anterioreCome riconoscere una lussazione?

I segnali sono chiari. Innanzitutto, un dolore immediato e molto forte. Questa è una conditio sine qua non, ma insufficiente per la diagnosi. La spalla può subire, infatti, anche altri traumi diversi dalla lussazione, altrettanto o più dolorosi. Nella maggior parte dei casi, poi, si vede che la testa dell’omero è uscita dalla glena perché la spalla non ha più la forma originaria e ha perso la sua rotondità. Negli atleti o negli sportivi molto ‘piazzati’, però, la muscolatura a volte è talmente sviluppata da far sì che l’omero spostato non sia visibile a occhio nudo. Il segno inequivocabile che la spalla è lussata, invece, è l’impossibilità di riportare il braccio nella posizione originaria, lungo il corpo. Dopo l’incidente, tipicamente il braccio rimane penzoloni ed extra ruotato.

Cosa fare dopo che è ‘uscita la spalla’?

È essenziale intervenire con una riduzione della lussazione, cioè un riposizionamento dell’omero nella sua sede, che deve essere il più tempestivo possibile. Maggiore è la rapidità di intervento, infatti, minore è lo spasmo muscolare comandato dal cervello come risposta difensiva al trauma. Alle persone che hanno la ‘lussazione facile’ per via di una lassità intrinseca dei legamenti, dopo la prima fuoriuscita della spalla si insegnano addirittura alcune tecniche per riposizionare la spalla da soli. È ovviamente meglio che queste manovre vengano eseguite da un medico o da personale sanitario esperto, in genere dopo una radiografia o un’altra indagine diagnostica per verificare quali tessuti si sono lesionati. Nella stragrande maggioranza dei casi, tuttavia, quando si arriva da un medico lo spasmo muscolare è già partito, per cui di norma occorre sbloccare i muscoli della spalla con farmaci miorilassanti e anestetizzare il paziente, altrimenti il dolore sarebbe insopportabile. Se è la prima volta che ci si lussa la spalla e se la lesione dei tessuti articolari non è troppo grave, in genere basta un approccio conservativo. Una volta fatta la riduzione e una seconda radiografia per verificare il corretto posizionamento dell’omero, il braccio viene immobilizzato con un tutore per circa 2-4 settimane, dopodiché bisogna procedere alla riabilitazione con esercizi di mobilizzazione della spalla (ma anche della mano, del polso e del gomito) associati a un programma di rinforzo e potenziamento dei muscoli di tenuta. Nei casi di rottura importante della cuffia dei rotatori e in quelli in cui la lussazione è ricorrente, invece, è consigliabile o addirittura necessario l’intervento del chirurgo per riparare le lesioni e fare una capsuloplastica.

Che tipi di intervento si possono fare e quali risultati danno?

Se possibile, è meglio operare in artroscopia. Questa modalità è più adatta ai pazienti giovani (dai 15 ai 30 anni) e che non hanno lussazioni ricorrenti. Oggi come oggi dà risultati sovrapponibili dal punto di vista dell’efficacia a quelli della tecnica tradizionale “a cielo aperto” e ha l’indubbio vantaggio di essere meno invasiva. Tuttavia, comporta un maggior rischio di recidiva e proprio per questo non è adatta a chi si lussa la spalla facilmente per via dei legamenti lassi; inoltre, non si può utilizzare in presenza di fratture ossee associate alla lussazione. D
opo l’intervento, qualunque sia l’approccio usato, l’arto interessato va bloccato con un bendaggio ortopedico per circa un mese e poi bisogna iniziare la fisioterapia, che nel giro di 8-12 settimane porta a un recupero completo della funzionalità della spalla nel 95% dei casi. Bisogna però considerare che il trattamento riabilitativo si differenzia in base all’età, alla gravità della lussazione e al fatto che sia o meno ricorrente.

Prevenire, naturalmente, è meglio che curare. Come evitare di lussarsi una spalla?

In linea generale e teorica bisognerebbe tenersi alla larga dagli sport a rischio, “sacrificio” che non tutti sono disposti a fare. La prevenzione è essenziale, invece, per chi ha la ‘lussazione facile’.  A ogni nuovo episodio, infatti, aumenta notevolmente il rischio di riportare danni a strutture importanti e con l’andar del tempo il ripetersi delle lussazioni può causare una degenerazione della capsula articolare e compromettere la funzionalità della spalla. Per evitarlo, occorre seguire un programma di potenziamento dei muscoli che tengono in posizione la spalla, come il piccolo e il grande pettorale, il romboide, il gran dorsale, l’elevatore della scapola, in modo che possano sopperire alla lassità dei legamenti. Vietato il fai da te. Non basta, e può anche essere dannoso, andare in palestra e cercare di ‘farsi i muscoli’ da autodidatti; è invece indispensabile farsi seguire da un fisioterapista.

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Spa

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?