Mal di schiena: un problema di postura

È la patologia benigna più costosa nei paesi industrializzati ed è la più frequente causa di astensione dal lavoro: il mal di schiena o lombalgia colpisce oltre quindici milioni di italiani con un dolore acuto localizzato nel tratto lombare della colonna vertebrale.
Eppure sono rari i casi in cui il mal di schiena è causato da patologie specifiche della colonna:«Malgrado il gran numero di condizioni patologiche, l’85% delle lombalgie è classificato come lombalgia non-specifica » (Dilligham, 1995): ciò significa che il problema sta in primo luogo nel modo in cui la schiena viene utilizzata, cioè nella postura.

Con la consulenza della dottoressa in fisioterapia Tiziana Nava, Referente Nazionale della riabilitazione reumatologica (Associazione Italiana Fisioterapisti).

«Secondo la definizione tecnica – spiega la dottoressa Nava – la postura rappresenta la relazione spaziale tra i segmenti scheletrici, il cui fine si identifica con il mantenimento della miglior condizione di base per espletare tutte le attività funzionali dell’individuo. Cosa significa? In pratica, il nostro corpo per svolgere tutte le sue funzioni – sia statiche sia dinamiche – assume una determinata posizione nello spazio e in relazione ai suoi vari segmenti (piedi, ginocchia, spalle e soprattutto schiena). Un esempio è dato dalle persone con le ginocchia valghe, che spesso presentano un’iperlordosi. Si tratta di un elemento che caratterizza ciascun individuo perché è determinata non solo da fattori fisici e biomeccanici, ma anche dal vissuto personale, dallo stress,da eventuali traumi fisici ed emotivi. Infine la postura è un sistema in continuo cambiamento: il nostro corpo continua ad adattarsi, cercando il migliore equilibrio, assecondando o correggendo gli stimoli interni ed esterni».

 

Lombalgia: un po’ di dati
Frequenza della lombalgia
La lombalgia è la maggiore causa di dolore, disabilità e costo sociale
(Atlas SJ e Nardin RA, 2003)

Più di un quarto della popolazione soffrirà di lombalgia nel corso di ogni anno futuro (Anderson GBJ, 1997)
la maggior parte della popolazione ne avrà esperienza nel corso della vita (Leboeuf-Yde C e Lauristsen JM, 1995; Cassidy JD et al,1998; Anderson GBJ, 1999)

Oltre il 70 % della popolazione dei paesi sviluppati soffre di mal di schiena in qualche periodo della propria vita.
Ogni anno il 15 – 45% delle persone adulte soffrono di lombalgia e 1 persona su 20 si presenta in ospedale per un nuovo episodio (Andersson GBJ, 1997)
La lombalgia è più comune tra i 35 e i 55 anni

Il mal di schiena è correlato al lavoro dato che sono le persone in età lavorativa e che lavorano che presentano più frequentemente tale sintomatologia
(Andersson GBJ, 1997)

COSTI DELLA LOMBALGIA
Il 75-85% delle assenze dal lavoro sono giustificate con il dolore vertebrale ricorrente (Frymoyer JW, 1988)
Negli USA i costi della lombalgia sono stimati in 20 miliardi di dollari per anno (Frymoyer JW e Durett CL, 1997)

IN ITALIA
Secondo i dati della Relazione sullo stato del Paese del Ministero della Sanità del 2000, in Italia, colpisce durante la vita circa l’80% della popolazione.
L’ISTAT sullo stato di salute in Italia segnala che 8,2 % della popolazione ha riferito nel 1999 di essere effetto da lombo sciatalgie

 

I fattori che determinano la postura

  • FATTORI BIOMECCANICI (simmetrie, allineamenti, ecc.)
  • FATTORI NEUROFISIOLOGICI (età, afferenze, controllo motorio, ecc.)
  • FATTORI PSICOLOGICI (personalità, traumi emotivi ecc.)
  • FATTORI ESTERNI (ambienti di lavoro, tempo meteorologico, ecc.)

 

Racconta la dottoressa Tiziana Nava: «Nel 2001 è stato effettuato uno studio sulla nostra squadra nazionale di sci, un gruppo di atleti che nella mentalità comune rappresentano un modello di salute e perfezione fisica. Ebbene risultò che il 96% degli atleti presentava problematiche posturali. Le cause erano differenti. Per il 20% la postura era stata alterata da un difetto visivo: se il mio occhio destro non vede bene da vicino, il mio corpo tenderà a correggere il difetto avvicinando gli oggetti. Per il 34% si trattava di problemi podalici, perché un appoggio sbagliato del piede compromette necessariamente l’intera postura. Per il 42 %, infine, il problema era di tipo occlusivo, legato cioè a delle disfunzioni cranio-mandibolari. Il 64% presentava problematiche muscolo-scheletriche» .
Gli occhi, i piedi, i denti e i recettori cutanei agiscono da recettori posturali: l’a lterazione anche solo di uno di essi provoca un disequilibrio che il sistema tonico posturale cercherà di correggere. Il tratto lombare, che si trova esattamente in mezzo a tutti questi recettori, agisce da sistema tampone principale, assumendo una posizione adattata per correggere i difetti e le alterazioni di questi recettori. La conseguenza indiretta è l’algia, il dolore, il mal di schiena.

A questi fattori vanno poi aggiunti i fattori psicologici e caratteriali. «La postura esprime anche il vissuto emotivo, prosegue la dottoressa Nava. Una persona timida ed introversa tende a assumere una postura chiusa, a volte ingobbita, mentre un estroverso procede con una postura baldanzosa, aperta. Inoltre non bisogna dimenticare il ruolo giocato dalle tensioni muscolari come strumento di espressione psicosomatica dell’io: traumi emotivi, ansia, stress e persino l’atteggiamento da malato pesano sulla schiena quanto i difetti fisici».

Infine ci sono i fattori esterni: «Determinati lavori o attività sportive ci costringono a movimenti ripetuti e posizioni scorrette e prolungate: il mal di schiena è dietro l’angolo anche per chi lavora al computer tutto il giorno».

Cosa fare in caso di mal di schiena
In primo luogo è necessario rivolgersi al proprio medico che potrà indagare se vi siano patologie più serie (ernia al disco, discopatie, artrosi, ecc), ma una volta escluse le cause specifiche sarà bene rivolgersi a un fisioterapista per una valutazione posturale globale del problema.

Non esiste un approccio uguale per tutti: questo è il principio sui cui si basa la valutazione del fisioterapista.
Come spiega la dottoressa Nava: «Ogni individuo ha caratteristiche proprie che lo rendono unico. L’analisi dunque deve essere specifica, personalizzata, indirizzata alla singola persona».
Indhal – Indahl A, Velund L., Reikeraas O. , Good prognosis for low back pain when left untampered. A randomised clinical trial. (1995) – ha definito la lombalgia “… una malattia multifattoriale che causa inabilità ed assenza dal lavoro”: solo uno sguardo complessivo sulla persona può cogliere la molteplicità di fattori che possono causare il mal di schiena, siano questo fattori biomeccanici, neurofisiologici, psicologici o esterni. «Data la grande complessità della materia» precisa la dottoressa Nava «è importante che questo percorso venga affrontato rivolgendosi ad un professionista che sappia “leggere” il corpo. Cioè interpretare, affrontare e risolvere le vere cause del problema.»

 

LINEE GUDA INTERNAZIONALI

  • Riposo a letto più breve possibile
  • Mobilizzazioni e manipolazioni accelerano la ripresa funzionale nella lombalgia acuta
  • Grande importanza all’insegnamento posturale
  • Essenziale la prevenzione (ergonomia, ecc.)

 

L’intervento del fisioterapista
Dopo aver effettuato una attenta anamnesi, a cui fa seguito l’analisi posturale e la valutazione globale degli stili di vita della persona: fattori che contribuiscono a causare il mal di schiena; il fisioterapista procede con un percorso che si sviluppa in diverse sequenze . Inizialmente si lavora sulle strutture muscolo-scheletriche, (percorso biomeccanico). In seguito il fisioterapista deve modificare, con la compliance della persona, gli schemi motori (gesti) che sono stati utilizzati spesso in modo adattativo per non sentire il dolore nelle attività legate al quotidiano.
Infine si deve coinvolgere la persona all’acquisizione di una gestualità consona a lui come individuo ed al suo vivere nella quotidianità.
Il percorso termina con la correzione dell’immagine corporea.

Il percorso di fisioterapia prevede quindi un costante lavoro di verbalizzazione e di visualizzazione della postura, che procede di pari passo alle modificazioni muscolari. Si insegna al paziente a sentire la contrattura e a prendere coscienza del proprio dolore come manifestazione della postura sbagliata . «Obiettivo primario di questo approccio è soprattutto educare la persona a riconoscere i comportamenti anomali legati al dolore, correggerli e infine eliminarli progressivamente. Questo percorso guidato faciliterà l’acquisizione e infine la padronanza di una gestualità consona ai diversi momenti del quotidiano, che può avere un’indicazione comune ma deve essere modulata sulle esigenze della singola persona.»

 

A cura di: Francesca Memini

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