Mani d’oro senza artrosi

Con la consulenza del prof. Dario Perugia,** Medico specialista in ortopedia, Professore Associato di Malattie dell’Apparato Locomotore Università di Roma “Sapienza”.

L’artrosi o – con il termine più corretto – anche osteoartrosi, è una patologia cronica degenerativa, non infiammatoria e progressiva della cartilagine delle articolazioni. Si tratta di una malattia che non può essere arrestata con le terapie attuali ma, con determinati trattamenti, può essere rallentata, placandone i sintomi. Interessa tutte le articolazioni, coinvolgendo maggiormente il ginocchio (gonartrosi), l’anca (coxartrosi), le vertebre (spondiloartrosi) e le dita della mano.
L’osteoartrosi è caratterizzata dalla perdita della cartilagine articolare, con la riduzione dello spazio tra un capo osseo e l’altro, provocando dolore e improvvisa limitazione nei movimenti. Non è ancora stato chiarito, invece, se la lesione primitiva interessi la cartilagine o l’osso che si trova appena sotto di essa.

 

Professor Perugia, parliamo dell’artrosi della mano. Ci spieghi di che cosa si tratta.

La mano è colpita dall’artrosi in alcune sedi caratteristiche che sono, in ordine di frequenza:

  • articolazioni interfalangee distali
  • articolazioni interfalangee prossimali
  • articolazione trapeziometacarpale, alla base del pollice.

Solo il 10% della popolazione presenta sintomi come dolore, rigidità articolare e perdita di funzione d’intensità tale da richiedere l’intervento del medico.

I noduli di Eberden sono rigonfiamenti dolorosi situati sulla faccia dorsale delle articolazioni interfalangee distali delle dita (piccole articolazioni che si trovano tra le seconde e le terze falangi delle dita, partendo dal palmo verso l’alto).

Tali noduli sono il segno più evidente di artrosi della mano e si manifestano circa 10 volte più frequentemente nella donna che nell’uomo; all’inizio si sviluppano in modo graduale, senza dolore e di solito colpiscono un dito solo per volta. Dopo alcuni mesi il rossore e la tumefazione recedono spontaneamente, lasciando al di sopra della faccia dorsale di queste piccole articolazioni una callosità ispessita e non dolorosa. Il rigonfiamento articolare risulta causato da un ispessimento dei tessuti molli oltre che da una proliferazione di cartilagine a livello dell’inserzione ossea di capsula, legamenti e tendini.

La rizoartrosi è l’interessamento artrosico dell’articolazione trapezio-metacarpale, cioè quella che si trova alla base del pollice, e colpisce molto più le donne rispetto agli uomini. I fastidi diventano progressivamente invalidanti, rendendo molto dolorosi i movimenti e le azioni effettuati col pollice. La terapia chirurgica è l’unica a risolvere in modo definitivo il problema. Attualmente, invece delle tecniche invasive e traumatiche che prevedono l’asportazione alla base del pollice dell’osso trapezio, la tecnica innovativa Bufalini-Perugia permette di essere più conservativi, ripristinando gli spazi articolari e diminuendo il dolore nella quasi totalità dei casi.

 

Quali sono le conseguenze di questa patologia?

Le conseguenze dirette sono la riduzione della mobilità e la tendenza a limitare ogni genere di attività, che si manifestano in:

  • difficoltà ad alimentarsi (la preparazione dei pasti diventa faticosa);
  • problema a lavarsi;
  • difficoltà a vestirsi o allacciarsi gli indumenti con le dita deformate;
  • difficoltà a svolgere tutte le attività di manualità fine.

 

Le conseguenze indirette sono di ordine psicologico e sociale. Fastidio e dolore lancinante, inframmezzati da attacchi infiammatori acuti, costituiscono un tipo di stress difficile da sopportare. I “dolori” sono un tema ricorrente nella conversazione degli anziani, in quanto costante fonte d’ansia, che favorisce l’isolamento e il ripiegamento su se stessi.

 

Quali sono le terapie più efficaci?

Un’efficace cura dell‘osteoartrosi presuppone la correzione delle cause che la favoriscono, sia per l’artrosi della mano che per quella che colpisce le grandi articolazioni degli arti inferiori (per esempio, perdita di peso nei pazienti obesi). Una ginnastica mirata corregge posizioni sbagliate, rinforza la muscolatura di supporto, recupera la motilità articolare.

L’applicazione di calore (diatermia, ultrasuoni, termofori, bagni di paraffina, esercizi in piscina riscaldata) può temporaneamente alleviare il dolore e attenuare lo spasmo muscolare. I FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), i comuni antidolorifici, sono utili per alleviare il dolore e per facilitare la mobilizzazione dell’articolazione durante brevi cicli di terapia. Le infiltrazioni di acido ialuronico possono ridurre il dolore per le proprietà viscoso-lubrificanti. Negli ultimi anni si è andato diffondendo l’impiego di “sostanze protettrici della cartilagine” come la glucosamina e il condroitin solfato. L’intervento chirurgico rappresenta, in ogni caso, la soluzione finale alla patologia, sostituendo i due capi articolari con protesi artificiali.

 

È possibile agire sul fronte della prevenzione?

Si certo, la prevenzione si basa sul controllo dei fattori di rischio. Occorre pertanto mantenere un buon controllo del peso, evitando il sovrappeso, le posizioni viziate, mantenute troppo a lungo e/o abitualmente e i carichi eccessivi e ripetuti; inoltre, anche in caso di artrosi conclamata, praticare un’attività fisica mirata porta benefici: l’esercizio fisico è in grado di alleviare il dolore e di migliorare la mobilità dell’articolazione. È bene eseguire un programma regolare basato su stretching leggero ed esercizi per il recupero della mobilità articolare. E ancora: proteggere le articolazioni da traumi e impatti; scegliere calzature con massimo ammortizzamento e abiti adatti, oltre a superfici soffici sulle quali svolgere gli esercizi.

Tra le attività fisiche consigliabili il ciclismo, dato che il muscolo lavora ugualmente ma il ginocchio è in scarico; anche il nuoto e le attività in acqua sono esercizi favorevoli poiché rendono i movimenti più naturali e meno stressanti per il ginocchio (a eccezione dello stile “rana” che causa sollecitazioni intrarticolari maggiori).

 

** Il prof. Dario Perugia, Medico Specialista in Ortopedia, è Professore Associato di Malattie dell’Apparato Locomotore all’Università “La Sapienza” di Roma, è Responsabile Unità operativa Chirurgia della mano e del piede, Azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Dal 1991 collabora con la Federazione Italiana Giuoco Calcio in qualità di medico delle Squadre Nazionali Giovanili.

 

 

A cura di: Minnie Luongo (2010)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 28 febbraio 2020

 

 

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