Mononucleosi: la malattia del bacio

Mononucleosi: la malattia del bacio

“Malattia del bacio”: la conoscono tutti così ma a prendersela non sono solo gli innamorati che si scambiano effusioni. È la mononucleosi infettiva (il solo termine mononucleosi è in effetti un pò improprio), una malattia virale che colpisce soprattutto gli adolescenti e i giovani tra i 15 e i 25 anni, ma non risparmia anche adulti e bambini e si trasmette in modo diretto attraverso la saliva o, molto di rado, tramite trasfusioni di sangue ed emoderivati, oppure, indirettamente, utilizzando oggetti contaminati da una persona infetta, come bicchieri, stoviglie, giocattoli, spazzolini ecc.

 

Chi causa la mononucleosi infettiva?

Il colpevole è il virus di Epstein-Barr (EBV), che appartiene alla famiglia degli Herpes virus, la stessa di cui fanno parte i virus responsabili della ‘febbre sulle labbra’ (Herpes labialis), della varicella e del fuoco di Sant’Antonio. Quando si entra in contatto col virus, il sistema immunitario si mobilita e nella maggior parte dei casi riesce a neutralizzarlo senza che dia alcun sintomo o, tuttalpiù, determinando un quadro molto lieve spesso scambiato per una banale influenza. Molte persone, quindi, nell’arco della propria vita, vengono contagiate senza nemmeno accorgersene, perché l’infezione è del tutto asintomatica o quasi, specie se contratta durante l’infanzia. Secondo alcune stime, oltre il 90% delle persone ha nel sangue gli anticorpi contro l’EBV, segno inequivocabile di un incontro passato col microrganismo.

 

Come si manifesta ed evolve la mononucleosi infettiva?

Nei casi in cui le difese immunitarie siano un po’ giù, tuttavia, il virus riesce ad avere la meglio, almeno per un po’, e, dopo un’incubazione di 4-8 settimane nei giovani adulti e 10-20 giorni nei bambini comincia a dar segni della sua presenza, con manifestazioni aspecifiche come febbricola, spossatezza, inappetenza, malessere generale, a volte cefalea. Passato qualche giorno, ecco che la malattia entra in fase acuta: si aggiungono allora febbre alta, mal di gola, tonsille gonfie e ricoperte da placche biancastre anche di grosse dimensioni, che possono creare difficoltà respiratorie e rendono difficile e dolorosa la deglutizione, ingrossamento dei linfonodi superficiali, soprattutto a livello del collo, ma anche delle ascelle e dell’inguine. In circa la metà dei casi si ha anche un ingrossamento della milza, potenzialmente pericoloso, e, più raramente, del fegato. La comparsa di un’eruzione cutanea simile a quella provocata dal morbillo o dalla scarlattina, possibile ma non frequente, in realtà è legata spesso all’uso di antibiotici della famiglia delle penicilline, che andrebbero quindi evitati da chi ha contratto la mononucleosi. Le analisi del sangue rivelano poi un’altra caratteristica tipica della malattia: l’aumento dei linfociti (un tipo di globuli bianchi), che superano il 10% del totale delle cellulee la presenza di linfociti anomali. Talvolta si può avere anche un leggero calo delle piastrine, che per fortuna, però, non porta a emorragie e anemia.

Che fare se ci si ammala?

Armarsi di pazienza è la prima cosa da fare e… aspettare che passi. La parola d’ordine è: riposo assoluto; a letto almeno finché la febbre non è scomparsa. Non bisogna avere fretta e bisogna lasciare tempo al corpo di reagire secondo i suoi ritmi. E poi bere molto, per prevenire/combattere la disidratazione. Infatti, non ci sono farmaci specifici in grado di debellare il virus della mononucleosi e gli antibiotici nulla possono contro le infezioni virali; alcuni, come l’ampicillina, l’amoxicillina e la penicillina, se presi mentre si ha la mononucleosi, possono essere addirittura nocivi, perché possono provocare una reazione cutanea, anche intensa, su tutto il corpo.

La terapia antibiotica è indicata solo in quei casi – non più del 20% – in cui si sviluppa un’infezione batterica secondaria (gli antibiotici NON agiscono contro i virus!) a livello della faringe e/o delle tonsille, e bisogna optare per quelli della famiglia dei macrolidi, come l’azitromicina, anziché usare le penicilline. Altri medicinali che potrebbero essere utili, ma sempre e solo come farmaci sintomatici, sono il paracetamolo, per abbassare la febbre, e gli analgesici-antinfiammatori, come l’ibuprofene, per alleviare il dolore.
Solo in presenza di sintomi gravi, e sempre sotto stretto controllo medico e per breve tempo, si può ricorrere a farmaci simil-cortisonici come il prednisone, per esempio quando le tonsille sono talmente gonfie e dolenti da creare problemi di respirazione.

Per fortuna, sebbene non esista una cura ad hoc, la mononucleosi non è una malattia grave e guarisce spontaneamente, di norma senza lasciare particolari strascichi. La fase acuta si risolve in genere nel giro di 15-20 giorni, massimo un mese, ma la spossatezza può persistere più a lungo e la convalescenza ha una durata molto variabile da persona a persona: in alcuni casi ci vogliono parecchie settimane per riprendersi e qualcuno può avvertire una stanchezza generalizzata anche per diversi mesi.

 

Possono esserci delle complicanze?

Sicuramente, più temibili della malattia sono le sue possibili complicazioni. Fortunatamente, quelle gravi sono abbastanza rare e insorgono in non più del 5% dei casi. La più comune è la rottura della milza, più probabile se l’organo si è ingrossato. Si tratta di un’evenienza grave, che può portare a emorragie interne ed essere addirittura fatale. Proprio per scongiurarla, chi sviluppa la malattia dovrebbe evitare di fare sforzi intensi e attività fisiche pesanti come il sollevamento pesi o sport ad alta probabilità di traumi per almeno un mese dall’inizio dell’infezione.

 

 

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