Omega tre e biancospino, alleati del cuore contro le aritmie

Breve ripasso di anatomia generale. Il cuore è un muscolo, il più importante dell’organismo. È diviso in due parti, destra e sinistra, e ogni lato, a sua volta, è formato da due camere, l’atrio e il ventricolo. Il sangue arriva al cuore attraverso l’atrio destro, che si contrae e lo pompa al ventricolo destro. Da lì passa ai polmoni, dove viene riempito di ossigeno. Quindi torna al cuore, all’atrio sinistro, che si contrae e lo spinge verso il ventricolo sinistro. E da lì, finalmente, viene pompato, con il suo carico di ossigeno, in tutto il corpo, attraverso l’aorta, la principale arteria dell’organismo. Le quattro camere del cuore lavorano in sincrono: prima si contraggono gli atri, all’unisono, poi lo stesso fanno i ventricoli. Un ritmo preciso, incessante, che si aggira generalmente tra i 60 e i 100 battiti al minuto. Cioè la bellezza di centomila al giorno. Un lavoraccio, insomma.

Quando il battito si fa irregolare
E, infatti, non sempre il cuore batte con precisione svizzera. A molte persone, prima o poi, capita di sentire battiti irregolari: a volte sembra che il cuore ne faccia di meno, a volte di più. Altre ancora si ha la sensazione che si fermi per qualche istante. «Circa il 5-10% della popolazione soffre di questi disturbi», spiega il Prof. Flavio Doni, responsabile Unità Operativa di Cardiologia e Unità Coronarica del Policlinico San Pietro a Ponte San Pietro, Bergamo. Si tratta di fenomeni spesso transitori, magari stagionali, più intensi in alcuni periodi dell’anno. «Quando si osserva un aumento anomalo dei battiti si parla di tachiaritmie o tachicardie, se al contrario si ha una diminuzione, si parla di bradiaritmie o bradicardie. In entrambi i casi ci si trova di fronte a un’alterazione del normale funzionamento dei circuiti elettrici che servono per la contrazione del muscolo cardiaco».

Non c’è da spaventarsi, però. O almeno, non subito. Solo se il fenomeno diventa insistente è necessario approfondire. «Nella grande maggioranza dei casi», dice il Prof. Doni, «questi disturbi non dipendono da un cuore malato, ma da cause extracardiache che lo irritano. Le extrasistoli (la forma più semplice di tachiaritmia) possono comparire in persone sane, la febbre o lo sforzo fisico possono dare tachicardie, l’allenamento sportivo può dare bradicardie. D’altra parte qualsiasi malattia del cuore può dare origine ad aritmie e anche alcune malattie sistemiche come per esempio le disfunzioni della tiroide possono indurre aritmie».

È quindi importante prima di tutto stabilire la cause. Il primo esame da eseguire è un elettrocardiogramma: molto spesso è già sufficiente ad avere informazioni sulla natura e l’eventuale gravità dell’aritmia. «Se le extrasistoli sono legate a malattie cardiache, allora possono diventare aritmie importanti», continua il cardiologo, «e vanno curate in modo estremamente aggressivo. Se invece compaiono in cuori sani, in realtà non sono pericolose. E di conseguenza la loro gestione deve seguire dei canali meno aggressivi. Nel primo caso si danno farmaci anti-aritmci, che sono molto potenti e possono avere effetti collaterali anche importanti: se utilizzati in modo improprio possono causare seri problemi, a partire da un aggravamento delle stesse aritmie per cui vengono utilizzati. Nel secondo, già le rassicurazioni del medico possono essere terapeutiche. Se però queste non bastano, allora si possono somministrare dei sedativi, che hanno un effetto positivo sulle sensazioni sgradevoli provocate dalle extrasistoli. Ma anche questi trattamenti hanno degli effetti collaterali: sonnolenza e stanchezza, soprattutto. Gli stessi di un’altra categoria di farmaci che riducono la sensibilità e l’irritabilità elettrica del cuore, i cosidetti betabloccanti».

Una naturale soluzione
Che fare dunque? Bisogna trovare soluzioni alternative, naturali. Per esempio gli Omega 3.
Si tratta di acidi grassi polinsaturi di cui, già da anni, è nota l’importanza dal punto di vista della salute, in particolare quella del cuore. Le parti attive di questo nutriente sono gli EPA (acido eicosapentaenoico) e i DHA (acido decosapentaenoico) che vengono metabolizzati dall’organismo e convertiti in numerose altre sostanze utili nel regolare i livelli ematici di colesterolo e trigliceridi nel sangue, riducendo di conseguenza il rischio di infarto e ictus. «Le virtù degli Omega 3», spiega il Prof. Doni, «sono emerse da studi effettuati sulla popolazione eschimese, una popolazione fondamentalmente immune da disturbi cardiovascolari. Si è capito che questa peculiarità non dipende da una condizione genetica degli eschimesi, bensì dal loro regime alimentare, che prevede un massiccio consumo di pesce: 146 chili all’anno, contro per esempio i poco più di 10 degli italiani». Ma non ci sono solo gli Omega 3. «L’estratto di Biancospino, un arbusto molto diffuso nei nostri boschi, i cui componenti più importanti sono flavonoidi e procianidine, contribuisce alla regolare funzionalità dell’apparato cardiovascolare. E ha anche un effetto molto positivo sull’ansia provocata dalle extrasisoli. Ansia che a sua volta, come in un circolo vizioso, aggrava l’extrasistole». Il tutto senza effetti collaterali.
 

A cura di: Margherita Abbate Daga

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