La prevenzione dell’artrosi

Con la consulenza del dottor Marco Cazzola, U.O. di Medicina Riabilitativa, Azienda ospedaliera “Ospedale di Circolo” di Busto Arsizio-Presidio di Saronno.

 

Prevenire è meglio che curare: un detto che vale oro nel caso dell’artrosi, visto che in questo caso si può far molto sul fronte della prevenzione. Facendo prima di tutto attività fisica…
Muoversi, muoversi e muoversi. Come qualsiasi organo o apparato, anche le articolazioni devono essere mantenute in attività per preservare la loro funzione. Il movimento fisico regolare è fondamentale per diversi motivi:

  • permette la lubrificazione e il nutrimento della cartilagine da parte del liquido sinoviale; la cartilagine, infatti, non è vascolarizzata direttamente e il suo metabolismo dipende proprio dall’ingresso e dalla fuoriuscita del liquido sinoviale che si verifica grazie agli stimoli meccanici determinati dal movimento;
  • aiuta a non incrementare il peso corporeo, uno dei fattori predisponenti allo sviluppo dell’artrosi a carico delle grosse articolazioni portanti degli arti inferiori;
  • migliora la forza muscolare, la cui azione è fondamentale per stabilizzare le articolazioni, evitando un sovraccarico eccessivo durante le normali attività.

È necessario ricordare, tuttavia, che l’attività fisica e l’esercizio non dovrebbero mai essere eccessivi in termini di carichi di lavoro o di microtraumi ripetuti: in questi casi, anziché un effetto preventivo, si potrebbe aprire le porte all’artrosi nelle sedi articolari eccessivamente sollecitate.

Quali altri consigli a livello preventivo?
Molto di ciò che ho detto a proposito dell’a rtrosi conclamata è valido anche quale misura preventiva; mi riferisco alla chinesiterapia e, in particolare, agli esercizi che permettono di mantenere un’adeguata forza muscolare. Nei quadri iniziali di artrosi, è raccomandata l’attività fisica cosiddetta “aerobica”, come camminare, nuotare, andare in bicicletta. Il movimento, infatti, rallenta il danno della cartilagine, favorendone la lubrificazione e il nutrimento. In alcuni casi, anche le ortesi  proteggono l’articolazione da un sovraccarico funzionale eccessivo, svolgendo un’azione preventiva. Fondamentale è, inoltre, l’educazione della persona circa le attività da evitare e gli stili di vita da modificare per preservare le proprie articolazioni da ulteriori danni. Recentemente è stata dimostrata l’efficacia della stimolazione biofisica mediante campi magnetici particolari (terapia I-ONE) nel rallentare la progressione dei danni cartilaginei. Infine, c’è anche una terapia chirurgica preventiva…

Cos’è la chirurgia preventiva?
La chirurgia preventiva viene utilizzata solitamente in età giovanile o nei casi in cui la degenerazione artrosica dell’articolazione non richiede una sostituzione protesica. Le sedi in cui si applica più frequentemente sono il bacino, l’anca e il ginocchio. Le osteotomie del femore servono a modificare i punti di contatto tra la testa femorale e la cavità che la contiene (cotile) ed a correggere gli atteggiamenti viziati dell’arto. I risultati sono la scomparsa o la riduzione della sintomatologia dolorosa, il rallentamento della degenerazione artrosica e il miglioramento della funzione articolare. Le osteotomie del bacino servono a modificare i rapporti articolari nella displasia o nella lussazione congenita dell’anca, con lo scopo di rallentare la degenerazione artrosica precoce di un’articolazione anomala. Le osteotomie tibiali prossimali rappresentano, attualmente, l’intervento chirurgico preventivo più frequente. L’osteotomia correttiva ha lo scopo ricreare un corretto allineamento tra i segmenti ossei (femore e tibia) che costituiscono l’a rticolazione del ginocchio, spostando il peso corporeo sulla parte meno danneggiata dell’a rticolazione. Nelle forme molto iniziali di artrosi si può ricorrere all’artroplastica per abrasione e la microfrattura, che puntano all’induzione delle cellule staminali mesenchimali locali per la ricostruzione della cartilagine articolare; sfortunatamente, il tessuto di riparazione è in misura predominante di natura fibrocartilaginea, ossia un tessuto che non ha le stesse caratteristiche della cartilagine articolare normale (cartilagine ialina). In casi selezionati, soprattutto nelle lesioni cartilaginee post-traumatiche, è possibile tentare di riparare il difetto cartilagineo utilizzando le stesse cellule della cartilagine (condrociti) o frammenti interi di cartilagine. I condrociti possono essere ottenuti da cellule staminali dello stesso paziente, coltivati in vitro e trapiantati direttamente, o veicolati da biomateriali, sul difetto cartilagineo.

 

Analisi posturale prima dell’attività sportiva
A cura della dottoressa in fisioterapia Tiziana Nava, Referente Nazionale della riabilitazione reumatologica (Associazione Italiana Fisioterapisti)

L’attività fisica e il movimento fanno bene e sono utili per mantenere in forma il nostro organismo. Nel caso di attività sportive che comportano un importante impegno fisico è opportuno sottoporsi ad un controllo preventivo da parte del medico, parallelamente ad una valutazione del fisioterapista. L’analisi del fisioterapista prende in esame le alterazioni dei normali equilibri posturali che determinano il “disturbo statico”. In particolare:

  • Le anomalie strutturali del piede e la conseguente modificazione dell’appoggio podalico rappresentano una causa fondamentale delle alterazioni posturali.
  • Un arto più corto dell’altro comporta la rotazione del corpo verso l’arto più lungo.
  • Le anomalie morfologiche della bocca causano i dimorfismi cranio-facciali che si riflettono a livello della colonna.
  • problematiche visive classiche, come la miopia, presbiopia e astigmatismo che inducono a posture funzionali, e disturbi relativi alla convergenza o ad una eteroforia. Le sintomatologie che fanno seguito a queste problematiche sono di vario tipo. Esse possono coinvolgere sia direttamente l’occhio che altre strutture, non ultimo il sistema muscolo-scheletrico.
  • La pelle è un elemento fondamentale dell’esterocezione: ogni cicatrice ipertrofica, retratta o cheloide, può stirare alcuni recettori cutanei e provocare una risposta errata del muscolo corrispondente. Da un punto di vista della postura, le cicatrici creano dei disequilibri con evoluzioni compensative sproporzionate rispetto al dato di partenza.

Il fisioterapista, considerando questi aspetti oltre che lo stile di vita lavorativo e quotidiano della persona, può condurre un’attenta analisi posturale con valutazione degli assi corporei nei piani frontale, sagittale, trasversale, in carico e scarico. La valutazione consente di effettuare diversi interventi:

  • sui fattori di partenza analizzati, indirizzando la persona allo specialista di riferimento;
  • sulle risposte adattative del corpo, senza un’apparente sintomatologia dolorosa;
  • sulla sintomatologia dolorosa che può presentarsi dopo l’attività fisica come risposta di un compenso che si è già fissato a difesa del problema iniziale o in conseguenza ad una ipersollecitazione di un sistema che non riesce a riequilibrarsi.

Le tecniche posturali sono le più indicate per risolvere questi problemi. Tra queste spicca la Rieducazione Posturale Globale (RPG), un metodo di fisiochinesiterapia ideato da Philippe-Emmanuel Souchard che considera la postura come l’espressione di un armonico gioco fra i segmenti corporei, determinato da un equilibrio delle forze muscolo-tendinee.

 

A cura di: Laura Taccani

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