Prostata: la prevenzione al maschile

“Quello alla prostata rappresenta il carcinoma più frequente nei maschi adulti e la seconda causa di morte per tumore nella popolazione maschile. Ma se identificato a uno stadio precoce, quando è ancora silenzioso, può essere trattato con elevatissime probabilità di successo”, chiarisce subito il professor Vincenzo Mirone. E, aggiungiamo noi, può essere addirittura evitato seguendo semplici norme di prevenzione salva-prostata.

Ne parliamo con il professor Vincenzo Mirone, Professore Ordinario di Urologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia presso l’Università “Federico II” di Napoli, presidente della Società Italiana di Urologia (S.I.U).

 

Prostata: una parola che fa molta paura agli uomini, ma di cui spesso conoscono ben poco. Dove si trova e quali funzioni ha questa ghiandola maschile?
La prostata è un organo ghiandolare localizzato nella pelvi, sotto la vescica e sopra il retto. È attraversata verticalmente dalla prima porzione dell’uretra, nella quale la prostata riversa – durante l’eiaculazione – il proprio secreto. Ha un’importante funzione nella produzione del liquido seminale (20-30% del totale dell’eiaculato), fornendo componenti fondamentali per la sopravvivenza e la motilità degli spermatozoi.

Anche le “sue” malattie sono poco conosciute; quali sono?
La prostata può essere il bersaglio di diverse patologie, la cui incidenza varia a seconda dell’età. Quelle a carattere infiammatorio, comunemente definite “prostatiti“, sono molto diffuse fra giovani, sebbene non risparmino anche uomini più maturi. L’iperplasia benigna della prostata (IBP), un ingrossamento della ghiandola prostatica, e il carcinoma prostatico, invece, rappresentano patologie tipiche dell’età adulta. La sintomatologia delle prostatiti e dell’iperplasia prostatica, caratterizzata da dolore perineale e/o sovrapubico e da problemi minzionali (aumentata frequenza urinaria diurna e notturna, dolore alla minzione, stimolo impellente, riduzione della forza del flusso urinario), possono essere invalidanti per chi ne soffre, determinando un sensibile peggioramento della qualità di vita.

Tra le patologie alla prostata più allarmanti c’è l’adenocarcinoma: che incidenza ha?
In Italia ogni anno si diagnosticano oltre 46.000 nuovi casi di tumore alla postata e si registrano circa 11.000 vittime di questa patologia, che ha origine dalle cellule epiteliali ghiandolari della zona periferica della ghiandola prostatica.

È vero che è subdolo perché all’inizio è silenzioso?
Sì, proprio perché parte dalla periferia della ghiandola, questo tumore non “si sente”. Disturbi urinari sono riscontrabili nei rari casi in cui interessa la regione vicina all’uretra o quando la malattia è già a uno stadio avanzato. Anche dolori ossei e perineali, emospermia (sangue nello sperma), ematuria (sangue nelle urine) sono manifestazioni molto tardive. Ecco perché il carcinoma della prostata è la malattia ideale per un programma di screening (controllo di massa): se identificato a uno stadio precoce, può essere trattato con elevatissime probabilità di successo.


Cause incerte, fattori di rischio ben noti

Le cause non sono note, ma è certa l’influenza di fattori ormonali e genetici: in che modo?
La crescita e lo sviluppo prostatico dipendono dalla produzione degli ormoni androgeni. La differenziazione delle cellule prostatiche, il loro sviluppo durante la maturazione puberale e la formazione di secreto prostatico nell’adulto sono processi che avvengono sotto il controllo ormonale. L’alterazione di questo processo può determinare una proliferazione tumorale incontrollata, secondo meccanismi non del tutto definiti. È certo, però, che il fattore di rischio più importante è la familiarità. La presenza di neoplasia in un parente di primo grado raddoppia il rischio di carcinoma prostatico, che diventa da 5 a 11 volte maggiore se i parenti colpiti sono due. Gli altri fattori di rischio sono l’età, la razza nera, la dieta scorretta. Infine, alcune categorie professionali sono più esposte, per esempio chi lavora nell’industria della gomma, tessile, farmaceutica, chimica e chi è stato a contatto con cadmio o radiazioni.

Quanto contano le abitudini alimentari?
Hanno un ruolo fondamentale nella genesi di tutti i tumori, anche in quello alla prostata. A testimonianza di ciò, il fatto che nei Paesi orientali, in cui la dieta è povera di grassi animali e ricca di proteine della soia e vitamine, l’incidenza del carcinoma prostatico è bassa, mentre nei paesi occidentali, dove la dieta è ricca di grassi animali, è maggiore.

PSA: un’altra sigla che suscita non pochi timori…
Il PSA è un prodotto dell’epitelio ghiandolare della prostata, che viene versato nei dotti ghiandolari al momento dell’eiaculazione. Permette la fluidificazione e il deflusso dello sperma, che altrimenti avrebbe una consistenza troppo densa per essere espulso, con il rischio di intasare le vie seminali. Il livello del PSA segue fisiologicamente la maturazione sessuale dell’uomo dalla pubertà all’invecchiamento. Un aumento del PSA nel sangue al di sopra dei valori fisiologici indica un problema alla prostata. Tale marcatore, però, non è specifico per il tumore alla prostata, perché può essere alterato anche da altre patologie benigne (IBP, prostatiti) o in alcune condizioni particolari (prolungata attività sessuale, attività fisica, prolungati percorsi in bicicletta, infezioni urinarie…). Si considerano nella norma valori di PSA inferiori a 4ng/ml, mentre livelli superiori a 10ng/ml rafforzano il sospetto di tumore. Attenzione: la neoplasia prostatica può essere presente anche in un uomo con valori di PSA nella norma. Ecco perché questo esame va integrato con l’esplorazione rettale e l’ecografia prostatica trans-rettale.

Il dosaggio del PSA è davvero un indicatore chiave per la diagnosi precoce?
L’introduzione del dosaggio del PSA nella pratica clinica per la diagnosi precoce del tumore della prostata ha modificato profondamente i livelli di mortalità per tale neoplasia. Se oggi si può considerare una malattia curabile, il merito si deve a questo marcatore. Tuttavia, gli evidenti limiti in termini di specificità e sensibilità fanno sì che il PSA non vada considerato l’unico parametro da valutare per la diagnosi del tumore della prostata. Alcuni derivati di tale marcatore denunciano in modo più preciso la presenza di neoplasia, per esempio un riduzione della quota di PSA libero nel sangue e, di conseguenza, un abbassamento del rapporto PSA libero/PSA totale, un aumento rapido dei valori di PSA nel tempo, un PSA elevato in pazienti con prostata di dimensioni ridotte.

 

Non è mai troppo tardi per giocare d’anticipo
Diagnosi precoce: perché è così importante nei casi del tumore alla prostata?
I test di screening consentono di effettuare una diagnosi precoce, individuando il tumore quando è ancora confinato all’organo, quindi curabile con terapie circoscritte e dalle ottime probabilità di successo. La diffusione dei programmi di prevenzione ha permesso di ridurre il numero dei pazienti che approdano alla diagnosi quando la malattia è già in fase localmente avanzata o con metastasi, che prima dell’introduzione del dosaggio del PSA erano presenti in circa il 70% dei malati. Oggi, la percentuale di pazienti con metastasi al momento della prima diagnosi è inferiore al 3% dei casi. E questo è fondamentale, visto che le forme localizzate sono suscettibili di terapia chirurgica radicale con un tasso di sopravvivenza che si avvicina al 100%. Nel caso di malattia metastatica, tale percentuale scende bruscamente sotto il 20%, perché l’intervento chirurgico non è più possibile.

La visita dallo specialista preoccupa molti uomini: in che cosa consiste?
In una semplice esplorazione rettale. È un esame insostituibile perché, a dispetto della sua relativa semplicità, consente di ottenere informazioni essenziali sulla ghiandola prostatica, sul canale anale e sull’ampolla rettale. Rapido e totalmente indolore, consiste nella palpazione manuale della parete posteriore della prostata.

Ci sono altri esami mirati da segnare sul calendario dei controlli periodici?
La diagnosi di tumore è possibile solo mettendo a confronto i risultati dell’esplorazione rettale, del dosaggio del PSA e dell’ecografia prostatica trans-rettale.

Quando è necessario iniziare con i controlli per non farsi cogliere impreparati?
Un corretto schema di prevenzione prevede controlli regolari: si consiglia un dosaggio del PSA completo, una visita urologica e un’ecografia prostatica transrettale ogni 12 mesi a partire dai 50 anni. Gli uomini con familiarità per cancro della prostata, devono iniziare i controlli intorno ai 40 anni, a intervalli più frequenti.


Porta in tavola la salute

La prevenzione passa anche da uno stile di vita sano. Cosa vuol dire “sano” in termini di salute per la prostata?
Alcune semplici abitudini possono contribuire a mantenere la prostata “in salute”, a cominciare dalla tavola: ridurre il consumo di cibi irritanti (birra, insaccati, spezie, superalcolici, caffè), privilegiare verdura e frutta, olio di oliva, cereali integrali. Poi bere almeno due litri di acqua al giorno, praticare attività fisica e utilizzare con moderazione mezzi a due ruote. Via libera, infine, a un’attività sessuale regolare.

Quali sono i cibi amici e nemici della prostata?
Gli amici sono i cibi ricchi di antiossidanti: carote, albicocche, spinaci, broccoli, pomodori, che contengono vitamina A; ribes, kiwi agrumi, fragole, cavolfiori, peperoni, per fare il pieno di vitamina C; olio d’oliva, oli vegetali, germe di grano, per la vitamina E; carne, noci, tuorlo d’uovo, con tanto selenio, noci e fegato per lo zinco; cereali integrali, tè nero, verdure a foglie verdi per il manganese. I nemici sono birra, insaccati, spezie, pepe, peperoncino, superalcolici, caffè, cioccolato, formaggi grassi, pesci grassi (anguilla, tonno, sgombro), molluschi, frutti di mare, crostacei.


L’alimentazione basta a fornire tutti gli elementi salva-prostata, o è meglio integrare la propria dieta?

Certamente un’alimentazione varia ed equilibrata fornisce tutti i nutrienti di cui l’organismo ha bisogno. Ma spesso le sostanze a effetto protettivo sono presenti nei cibi in quantità insufficienti per esplicare la propria attività benefica. Per questo, può essere utile integrare, ma non sostituire, l’alimentazione con formulazioni che contengano principi nutritivi a dosaggi tali da esercitare un’azione preventiva delle patologie prostatiche.

Quali sono le sostanze di cui occorre fare scorta?
Sicuramente la vitamina A, la vitamina E, il licopene, il selenio, i carotenoidi, lo zinco e il manganese, gli isoflavoni di soia.

Che ruolo ha la chemioprevenzione nella difesa della salute della prostata?
La chemioprevenzione consiste fondamentalmente nell’utilizzo di farmaci, sostanze biologiche o elementi nutritivi per inibire, ritardare o invertire il processo di formazione del tumore in qualunque momento, prima che la malattia raggiunga la fase invasiva. Nel cancro della prostata la chemioprevenzione può avvalersi di presidi farmacologici (dutasteride e finasteride), il cui utilizzo non è ancora ben codificato, o di prodotti nutraceutici, che forniscono adeguate quantità di nutrienti a effetto protettivo. Numerosi studi hanno dimostrato la capacità di tali presidi di rallentare o prevenire lo sviluppo di neoplasie prostatiche, specie nei soggetti ad alto rischio.

Quando prevenzione fa rima con integrazione  
Lo sanno gli addetti ai lavori e, oggi, anche molti profani: una buona parte della prevenzione dalla maggior parte delle patologie, anche di quelle più serie, passa dall’alimentazione. Il tumore alla prostata non fa eccezione. Numerosi studi confermano che nei paesi asiatici – dove la dieta è particolarmente ricca di fibre e di proteine di soia, mentre è povera di grassi animali – l’incidenza del tumore alla prostata è notevolmente inferiore a quella di paesi come il Nord America e l’Europa. Così come è riconosciuto che un elevato consumo di pomodori, ricchissimi di licopene, possono ridurre di oltre il 30% il rischio di tumore alla prostata. Ma non sempre è facile o possibile seguire una dieta “a prova” di malattie, completa di tutti gli elementi salva-prostata. Diventa, allora, fondamentale integrare la propria alimentazione con sostanze naturali mirate, di provata efficacia proprio nella prevenzione da patologie degenerative della prostata. In commercio sono già disponibili integratori alimentari, a base di componenti naturali, che offrono un prezioso supporto alla cosiddetta “chemioprevenzione”. Ecco le più importanti per la salute maschile.

Gli isoflavoni di soia
Gli estratti dalla soia contribuiscono a proteggere i tessuti e le cellule dell’organismo dai danni ossidativi. Una prova del potere difensivo degli isoflavoni di soia è la bassa incidenza dei danni degenerativi alla prostata nella popolazione maschile dei paesi orientali, dove la soia ha un ruolo di primo piano nell’alimentazione. Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato come un’i ntegrazione alla dieta con sostanze naturali, quali gli isoflavoni di soia, possano prevenire l’i nsorgenza di patologie degenerative alla prostata.

La vitamina E e il selenio
Entrambi esercitano un’azione antiossidante, cioè sono in grado di neutralizzare i radicali liberi e di rinforzare così le naturali difese dell’organismo. Secondo una ricerca, l’apporto di selenio riduce l’incidenza del tumore alla prostata del 63%, mentre l’assunzione quotidiana di a-tocoferolo – suggerisce lo studio ATBC (Alpha-Tocopherol, Beta-Carotene Cancer Prevention) – fa scendere il rischio del 32%.

Il licopene
È un potente antiossidante, presente soprattutto nei pomodori. Previene lo stress ossidativo, stimola i processi di riparazione del DNA e controlla il PSA, aiutando a mantenere la normale funzionalità della prostata.

Il tè verde
È un vero toccasana per la salute generale dell’organismo, per il suo formidabile potere antiossidante. Uno studio dell’Università di Parma e dell’Università di Modena-Reggio Emilia ne ha dimostrato l’efficacia sul fronte della prevenzione del tumore prostatico.

 

Vero o falso?
Agli stadi iniziali, il tumore alla prostata provoca una serie di disturbi che lo rendono subito riconoscibile
FALSO. Ai suoi esordi, infatti, il tumore alla prostata è spesso asintomatico, cioè non provoca alcun tipo di disturbo, perché ha origine nelle zone periferiche della prostata e solo in una fase successiva coinvolge gli organi limitrofi, causando disturbi della minzione (atto di urinare).

La presenza di sangue nello sperma è segno di una probabile patologia della prostata
VERO. Sia le prostatiti sia il carcinoma della prostata possono manifestarsi proprio con la presenza di sangue all’interno del liquido seminale, campanello d’allarme che non va mai sottovalutato e che richiede una tempestiva visita dallo specialista.

L’esplorazione rettale è un accertamento doloroso, che richiede una lunga preparazione
FALSO. L’esplorazione rettale è, la contrario, un esame molto semplice, veloce e soprattutto indolore, grazie al quale l’urologo può individuare la presenza di noduli prostatici sospetti.

In caso di prostatite cronica, non occorre sospendere l’attività sessuale
VERO. Un’attività sessuale regolare non interferisce né con lo sviluppo della patologia né con la cura da seguire per sconfiggerla. L’unica accortezza è di evitare qualunque tipo di rapporto a rischio, ovvero quelli suscettibili di trasmettere infezioni all’apparato genitale

 

A cura di: Alma Galeazzi

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