Pubalgia, il dolore che colpisce gli sportivi

Pubalgia, il dolore che colpisce gli sportiviSiete donne attive, che praticano sport e non disdegnano anche gare amatoriali, o addirittura agonistiche? Bene. Tutta salute, per il corpo come per lo spirito. Da qualche tempo, però, avvertite un fastidioso dolore al basso ventre, che può irradiarsi anche all’addome e alle gambe? Potrebbe essere colpa della pubalgia, una manifestazione dolorosa che interessa la zona del pube e che può essere la spia di uno sbilanciamento nella vostra preparazione atletica, ma anche di altre problematiche, e che non va sottovalutata. Scopriamo insieme le cause del disturbo e i possibili rimedi con la Dottoressa Lara Castagnetti, fisiatra dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano).
Che cosa si intende esattamente per pubalgia e quali sono le cause che ne determinano la comparsa?
“Con il termine pubalgia si indica la presenza di dolore a livello del pube che può derivare da diverse cause, più frequentemente dall‘infiammazione delle estremità tendinee delle strutture che si inseriscono nell’osso pubico”. Nella maggior parte dei casi si tratta, quindi, di una tendinite, ma ci sono anche altre possibilità. Talvolta, la pubalgia può essere il sintomo di un’ernia inguinale o di un’alterazione che colpisce la parte ossea del pube. Possono esserci, quindi, cause tendinee, viscerali oppure ossee, e a seconda della natura del disturbo varia l’approccio terapeutico, come pure lo specialista di riferimento (fisiatra, ortopedico o chirurgo)”.
Come capire, quindi, qual è l’origine del disturbo?
“Innanzitutto il medico deve raccogliere l’anamnesi, cioè le necessarie informazioni sulla storia clinica del paziente, ed effettuare un accurato esame obiettivo. Durante quest’ultimo bisogna verificare anche se vi sono dei punti particolarmente dolenti e se il dolore si evoca con manovre specifiche di palpazione o movimenti. Ma il solo esame clinico, generalmente, non basta per formulare una diagnosi. Per completare il quadro è necessario effettuare anche alcuni esami strumentali, quali la radiografia, l’ecografia o la risonanza magnetica nucleare. Quest’ultima, in particolare, consente di visualizzare al contempo sia la parte ossea della zona interessata dal dolore sia la parte tendinea. L’ecografia, invece, che può essere effettuata in fase dinamica, consente di rilevare anche le patologie erniarie, mentre la radiografia è finalizzata a escludere malattie ossee o articolari”.
Chi sono le persone più colpite dalla pubalgia?
“Il disturbo compare più spesso nelle persone che praticano sport in cui si fanno repentini cambi di direzione o balzi. Il calcio, l’atletica – soprattutto nel fondo e nel mezzofondo – assieme al rugby, sono le discipline maggiormente interessate dal fenomeno. Questo dimostra che la pubalgia deriva in prevalenza da un problema tendineo dovuto a sovraccarico funzionale. Spieghiamo meglio: nelle persone che sviluppano una pubalgia si verifica uno squilibro funzionale tra la muscolatura addominale e quella dei muscoli adduttori della gamba. In altri termini, i muscoli addominali sono poco tonici mentre i muscoli della coscia risultano decisamente più sviluppati anche se sono piuttosto rigidi. Il contrasto tra questi due sistemi muscolari in disequilibrio determina uno stress meccanico alla sinfisi pubica, che funziona da perno. Da qui il sovraccarico funzionale e il dolore. Ed ecco spiegato il motivo per cui chi pratica sport che implicano un notevole lavoro di gambe, come quelli citati, è più esposto alla pubalgia”.
Si può fare qualcosa, quindi, per cercare di prevenirla?
“Sicuramente, avere una preparazione atletica completa, che rafforzi non solo la muscolatura degli arti inferiori, ma anche la muscolatura addominale, può essere d’aiuto in questa direzione. Una maggiore tonicità globale dei muscoli dell’intero organismo e una buona postura sono presupposti ottimali per evitare di andare incontro alla pubalgia. A questo proposito, si possono citare come esempio le tante adolescenti e donne che fanno danza e che raramente vanno soggette a questo tipo di disturbo, proprio perché hanno uno sviluppo muscolare più armonico, diversamente da chi pratica il calcio o la corsa, soprattutto a livello amatoriale”.
Una volta che il disturbo si è instaurato, invece, come può essere risolto?
“In presenza di una tendinite moderata, il primo obiettivo è ridurre il dolore e l’infiammazione, con l’assunzione di farmaci antinfiammatori e con una terapia fisica mediante onde d’urto, che hanno anche l’obiettivo di rigenerare i tessuti tendinei. A queste va affiancata contemporaneamente la fisiokinesiterapia, da effettuare molto gradualmente, allo scopo di ripristinare una giusta tonicità della muscolatura addominale. Se il dolore è, invece, molto intenso, è bene iniziare prima con gli antinfiammatori e poi, solo in un secondo momento, intervenire con la fisioterapia. Normalmente, la fisioterapia è in grado di dare risultati soddisfacenti dopo 8-12 settimane di esercizio, da effettuare in strutture specializzate. Nel caso siano presenti ernie inguinali – ma si tratta di una minoranza di casi – l’approccio terapeutico più indicato è, invece, quello chirurgico”.

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