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Pubblicato il 25 luglio 2012

Pulizia di naso e orecchie: consigli per una corretta igiene

Ne parliamo con il professor Lorenzo Pignataro, Professore ordinario in Otorinolaringoiatria all’Università degli Studi di Milano

Professor Pignataro, cominciamo dalla pulizia delle orecchie. Quanto è importante per prevenire eventuali infezioni o, semplicemente, per evitare gli odiati tappi di cerume? In condizioni di normalità l’orecchio esterno nel suo tratto verso la membrana timpanica, cioè nel condotto uditivo esterno (CUE), è fisiologicamente protetto dalla presenza di cerume: una sostanza ceruminosa giallastra, secreta dalle ghiandole ceruminose, presente nel contesto dell’epitelio che riveste il CUE e che risulta capace di svolgere una triplice funzione:

  • impedisce, grazie alla sua composizione lipidica idrorepellente, la macerazione della cute;
  •  intrappola gli agenti microbici e i corpi estranei,
  • inibisce la crescita di batteri e di miceti (funghi).

 Poiché il cerume viene – fisiologicamente – sospinto verso l’esterno dal movimento delle cellule della cute del condotto uditivo esterno, in condizioni di normalità non è necessaria nessuna particolare pulizia dell’orecchio. Inoltre, non lo si ripeterà mai abbastanza: le manovre meccaniche (quale l’uso di cotton-fioc o simili) sono sconsigliabili perché possono compattare verso la membrana timpanica il cerume presente, ostruendo così il CUE e, talora, anche provocando lesioni traumatiche all’epitelio del CUE. Il che può favorire l’insorgenza di complicanze infiammatorie e/o infettive.

Quando, invece, occorre intervenire? Solo quando l’accumulo di cerume diviene tale da costituire il noto “tappo di cerume” sarà necessario ricorre alla sua rimozione attraverso visita specialistica e, in alcuni casi, sotto controllo microscopico (con lavaggio, con strumentario dedicato o con microaspiratore), eventualmente preceduti dall’instillazione di preparati emollienti che ne favoriscano la fuoriuscita. In questi casi, appena è possibile, è bene evitare il “fai da te” e, invece, rivolgersi a un medico specialista in otorinolaringoiatria.”   

 Passiamo alla pulizia  nasale. Non sempre basta soffiarlo. Come comportarsi per l’igiene in caso di secchezza delle mucose, oppure in presenza di allergie, riniti e altri disturbi respiratori? Come tutte le cavità aperte all’esterno, le fosse nasali non sono –anche in condizioni di normalità- strutture asettiche. In esse, infatti, sono presenti colonie batteriche e virali cosiddette “residenti”, che, in condizioni particolari, vengono attivate dando origine a quadri patologici (come riniti o rinosinusiti). La mucosa respiratoria che riveste le cavità naso-sinusali è una struttura ricca di vasi sanguigni e di ghiandole siero-mucose, le quali contribuiscono a mantenere caratteri ottimali per l’aria che viene inspirata. In che modo è presto detto: purificandola, riscaldandola e, anche, umidificandola.  Per tutte queste caratteristiche il naso in genere si protegge da sé, tuttavia questo equilibrio può venire alterato per cause infiammatorie, infettive o allergiche, dando luogo a situazioni di ristagno del secreto mucoso, con conseguenti turbe della respirazione nasale. Questa situazione di disagio respiratorio risulta molto meno sopportabile in rapporto all’età del soggetto colpito. Per esempio, nel neonato e nel bambino piccolo- quando la manovra del soffiare il naso non è stata ancora acquisita- la rimozione delle secrezioni nasali spesso dense, deve essere forzatamente meccanica.

 Professore, in questo caso si consiglia una soluzione fisiologica oppure dell’acqua marina? Senza ombra di dubbio si consiglia che la rimozione venga effettuata per aspirazione o, meglio, con lavaggi nasali che vengono praticati con soluzione fisiologica (acqua + 0,9 % di cloruro di sodio) oppure, meglio, con soluzione isotoniche di “acqua marina”. Quest’ultima preferita per le sue caratteristiche organolettiche: in sostanza, vi si trova una maggiore concentrazione di sali minerali.

 

Lavaggi nasali nel bambino durante l’allattamento
I lavaggi nasali sono particolarmente indicati per i lattanti, che respirano prevalentemente con il naso. Durante la poppata, poi, la respirazione con il naso è la sola possibile. Se il naso è ostruito, il piccolo deve usare la bocca: una condizione che lo priva dei vantaggi della filtrazione e impedisce non solo una corretta alimentazione, ma anche una sufficiente idratazione. Inoltre, il ristagno di muco può facilitare l’insorgenza di infezioni.

▪ Liberare il naso è, dunque, l’unico modo per consentire non solo di respirare bene, ma anche di evitare che catarro e infiammazione del naso favoriscano un’infezione che, oltre a coinvolgere il naso, può interessare-attraverso la tuba di eustachio- le orecchie, oppure raggiungere le tonsille e scendere verso la faringe, la laringe o il tratto tracheo-bronchiale.

▪ “Per tutti questi motivi- riassume il professor Pignataro- la vulnerabilità della funzione respiratoria nasale risulta particolarmente elevata nel neonato. La pervietà respiratoria nasale (cioè la capacità delle fosse nasali di far passare una sufficiente quantità d’aria, correttamente riscaldata ed umidificata), pertanto, diventa indispensabile affinché il piccolo possa alimentarsi (essendo inconciliabile la suzione al seno o al biberon, nel caso di occlusione respiratoria nasale). Ne consegue, anche, che la pulizia nasale nel neonato deve esser quotidiana”.

 

A cura di Minnie Luongo

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