Quando lo stress fa male alla salute

Eustress vs Distress
La buona notizia è che può anche far bene. E cioè che dello stress – epidemia contemporanea per eccellenza – ci può essere anche una declinazione positiva: una modalità “buona”, l’eustress appunto, in cui la fatica fisica e/o mentale non è eccessiva, e anzi regala stimoli aggiuntivi. Questo però succede soltanto quando ci si impegna a fondo per qualcosa in cui si crede, al di là dei condizionamenti esterni: a fare la differenza insomma è la variabile motivazione. Per il resto, come si diceva, lo stress più diffuso è quello pernicioso (il distress) che ha raggiunto proporzioni epidemiche. Ha fatto scalpore qualche anno fa la notizia che in Giappone la parola straniera più conosciuta fosse proprio questa. Ed è stato calcolato che, questa volta invece in Occidente, oltre la metà dei consulti richiesti ai medici ogni giorno sia legato a patologie stress-related. Con un paradosso: lo stress ormai è un termine abusato, un luogo comune di cui si parla in maniera così indifferenziata, che si finisce in pratica col darlo per scontato – come un pegno da pagare per la vita moderna! – e solo raramente ci si preoccupa davvero.

 

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Imparare a gestire lo stress

Eppure proprio alla capacità di gestione dello stress è legata la grande scommessa del benessere contemporaneo. A maggior ragione in una società in cui gli agenti stressanti sono in continuo aumento. Lo dimostrano gli allarmi lanciati sempre più spesso sulla digital addiction che si è aggiunta, a livello mondiale, agli stressor per così dire più “tradizionali”: ritmi di vita, lavoro, problemi familiari e di salute, scadenze, contesto ambientale e così via. Oggi tra profili di social network aggiornati in tempo reale, e mail consultate via telefono perfino dal letto, la connessione perenne è una delle più pervasive forme di stress. Perché da un lato determina un costante aumento della richiesta di produttività da parte del sistema nei confronti del singolo («Ti giro stasera quella bozza, così ci puoi lavorare nel week end e lunedì mattina è già pronta»), e dall’altro rende a noi stessi sempre più insopportabile, volenti o nolenti, l’idea di essere offline. Sono già state identificate in questo senso diverse sindromi: dalla cosiddetta checking habit (la mania di controllare compulsivamente lo smartphone per verificare eventuali messaggi, mail, notifiche) alla FUMO, acronimo per Fear of Missing Out, ovvero la paura di rimanere disconnessi. Detta in altro modo: nella pratica quotidiana non si stacca davvero mai la spina.

 

È proprio questo il nodo della questione: la cronicizzazione di uno stato di allerta che nasce come reazione funzionale, e finisce per trasformarsi in una fonte di logoramento. Tecnicamente infatti lo stress è un “sistema di attivazione”: è l’insieme dei meccanismi che mettiamo in atto per adeguare la nostra risposta alle sfide e alle situazioni potenzialmente minacciose. Di fronte a una nuova sollecitazione (stressor) nel nostro organismo si innesca una sindrome di adattamento che comporta reazioni chimiche, neuropsichiche, immunologiche. Per prima cosa si attiva una fase d’allarme che “chiama in soccorso” energie di vario tipo per consentirci di fronteggiare situazioni stressanti di natura fisica (come la fatica) o psicologica (una richiesta lavorativa, un evento che ci coinvolge a livello affettivo). Questa serie di reazioni comporta precise modificazioni a livello metabolico. Si accelera il battito cardiaco, aumentano la pressione arteriosa e il tono muscolare. In particolare, poi, si ha una secrezione di ormoni catabolizzanti prodotti dalle ghiandole surrenali in risposta agli stimoli di ipotalamo e ipofisi. Il tutto finalizzato ad affrontare l’emergenza e superare l’ostacolo. Quando però l’esposizione allo stress è prolungata, e l’organismo non riceve mai il segnale di “cessato allarme”, gli organi vengono sollecitati in maniera continuativa e questo compromette alla lunga lo stato di salute generale.

 

Sindrome Generale di Adattamento
Hans Selye, endocrinologo austriaco dell’inizio del secondo scorso, ha dato per primo la definizione della Sindrome Generale di Adattamento, ovvero della risposta che si innesca nell’organismo quando gli effetti della reazione agli stressor si cronicizzano. Le tappe della sindrome sono tre: Allarme, Resistenza, Esaurimento. La prima fase, l’ Allarme, è appunto quella di attivazione dei meccanismi di cui abbiamo già detto. Nel secondo step, la Resistenza, l’organismo tenta di reagire con efficienza agli effetti negativi dello sforzo prolungato, aumentando la produzione di ormoni per avere risposte ancora più specifiche. Se però la situazione stressante si protrae si arriva all’Esaurimento, in cui corpo e mente non riescono a recuperare le energie e vengono a poco a poco sopraffatti dallo sforzo.

 

La sollecitazione continua produce effetti negativi più o meno gravi e duraturi. Negli uomini diminuisce per esempio il livello di testosterone, così come nelle donne si hanno irregolarità o cessazione del ciclo mestruale. Lo stress cronico è poi un fattore di rischio determinante per le malattie cardiovascolari, ed è associato all’insorgenza dei tumori e alla minore risposta immunitaria. Gli effetti di un’esposizione prolungata allo stress ricadono a pioggia su tutto il nostro sistema: dalla pelle allo stomaco, dai capelli alle ghiandole endocrine, dai ritmi biologici all’equilibrio psichico. C’è in qualche modo sempre lo stress dietro alle alterazioni del ciclo sonno veglia, l’insorgenza di comportamenti compulsivi, la maggiore vulnerabilità alle allergie, la comparsa di ansia, attacchi di panico e depressione. Di fronte a una gamma così ampia di ripercussioni, il rischio come si diceva all’inizio è quello di considerare lo stress qualcosa di inevitabile che, in definitiva, induce a deporre le armi. Anche se per fortuna non è sempre così, come dimostrano per esempio la diffusione crescente di discipline come lo yoga e di pratiche come la meditazione o specifici esercizi antistress, da praticare abitualmente. O ancora, ne è prova il successo di mercato dei cosmetici che (grazie magari all’aromaterapia) promettono di aiutare il corpo a contrastare gli effetti dello stress e dell’invecchiamento accelerato che produce. Come dire: lo stress sarà anche inevitabile, ma per far sì che non si cronicizzi possiamo agire davvero su tanti fronti. L’importante è non dargliela vinta!

 

 

 

 

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