Sapore di sale…

Va di moda in tutte le sue applicazioni, e in commercio ormai se ne trova una gamma così vasta che nei negozi specializzati esistono veri e propri cataloghi per orientarsi nella scelta. C’è il sale rosa che viene dall’Himalaya, quello rosso dalle Hawaii, il nero da Cipro o dall’India e così via. Un vero boom salino, insomma, in cui l’effetto di “prodotto di moda” gioca senz’altro un ruolo importante. Eppure non si tratta solo di gloria passeggera. Il sale ha proprietà uniche che ne fanno uno dei grandi protagonisti del benessere 3.0. Con il paradosso che tanto più ne vengono condannati gli eccessi in cucina, quanto più sembra diventare la star di trattamenti ad ampio raggio e ad alto tasso di benefici. Questo perché il cloruro di sodio ha svariate proprietà e svolge azioni multiple su tutto l’organismo. Tra gli altri, ha effetti mucolitici e antibatteriologici, e svolge un ruolo di immunomodulatore, anti-infiammatorio e iposensibilizzante. Ancora: il sale attiva la funzionalità delle ciglia vibratili che rivestono l’epitelio delle vie respiratorie, intensificando la loro azione di “spazzine”. Ecco perché il sale resta prima di tutto l’ingrediente base per le diverse pratiche di igiene nasale] . Dall’irrigazione vera e propria (con ampolle apposite o con siringhe senza ago) ai più pratici prodotti spray e alle fialette pronto-uso. È importante sapere che queste procedure vanno benissimo sia applicate di default (a maggior ragione se si vive in ambienti inquinati, oppure surriscaldati d’inverno e condizionati d’estate) sia nei casi in cui la respirazione è difficoltosa. Per circostanze contingenti (raffreddori o allergie ), o perché come accade nei bambini l’impossibilità di soffiare bene il naso può determinare un eccesso di muco. È proprio in questi casi che diventa fondamentale nebulizzare nelle cavità nasali delle soluzioni saline, ricche di oligoelementi e capaci di pulire, umidificare le mucose e lenire eventuali irritazioni.

sapore di sale - EsseredonnaonlineIrrigazione e lavaggi nasali
L’intervento più “drastico” come si diceva è l’irrigazione, che consiste nel far entrare abbondante liquido salino in una narice, facendolo poi uscire dall’altra: la soluzione cattura e rimuove muco, impurità ed eventuali allergeni. Ecco perché questo tipo di pratica risulta particolarmente utile nel caso di disturbi come riniti allergiche, sinusiti e rinorree in generale. D’altra parte per ragioni di praticità e di approccio ai bambini, molto spesso è più semplice ricorrere a dispositivi già pronti e acquistabili in farmacia: fialette monodose o bombolette spray con il beccuccio da introdurre leggermente nella narice. Nebulizzare la soluzione salina serve prima di tutto a ripristinare il giusto livello di umidità, riducendo la secchezza e la possibile infiammazione locale. Le secrezioni si ammorbidiscono e il muco prodotto in eccesso viene eliminato più facilmente.

Haloterapia, istruzioni per l’uso
Per tutti questi plus respiratori, in tempo recenti si è assistito a un vero boom della cosiddette grotte di sale, proposte come terapia per disturbi svariati: dall’asma alle allergie, fino a bronchiti, tonsilliti e problemi dermatologici. La questione però è controversa, e anche recentemente la corsa alle cosiddette “cliniche del sale” ha ricevuto una frenata dal Ministero della Salute, che impone la certificazione dei macchinari utilizzati per la nebulizzazione e stoppa le sperimentazioni avviate in alcuni ospedali. In generale, da parte di molti medici è stato manifestato un certo scetticismo nei confronti di una pratica che negli ultimissimi anni ha visto schizzare verso le stelle il proprio indice di popolarità. Oggi gli esperti invitano insomma alla cautela, sottolineando che non vi sono evidenze scientifiche sugli specifici benefici per le patologie per cui viene pubblicizzata. Stanti i diversi pareri, cerchiamo comunque di capire di cosa si tratta. Con questo termine – dal greco halos, che significa sale – si indica una terapia naturale basata sul particolare microclima delle grotte saline: ambienti nei quali pareti, pavimento e soffitto sono interamente ricoperti di sale. In questo modo vengono riprodotte le caratteristiche specifiche di una miniera di sale, come la temperatura stabile tra 18 e 24 gradi, l’umidità costante attorno al 40/60% e naturalmente l’assenza di pollini e sostanze inquinanti. All’interno della stanza è collocato un apparecchio detto halogeneratore (o micronizzatore di sale) che frantuma la salgemma in particelle di dimensioni micrometriche, ionizzate e nebulizzate nell’aria. Le sedute durano circa 45 minuti, durante i quali l’aria salina respirata in questo tipo di ambiente – spiegano i sostenitori della pratica – è in grado di raggiungere gli alveoli polmonari e aiutare a migliorare la respirazione. Riducendo le infiammazioni, assorbendo l’edema delle mucose (con una ricaduta positiva sui passaggi delle vie aeree) e, in sintesi, aiutando a ripristinare un adeguato funzionamento del sistema respiratorio. Allo stesso modo, i pori della pelle assorbono sostanze e microelementi dispersi nell’aria, a beneficio di eczemi, psoriasi e dermatiti atopiche. Per concludere, una curiosità: le applicazioni moderne della grotta di sale si devono al dottor Karl Hermann Spannagel, che in Germania – durante la Seconda Guerra Mondiale – notò un notevole miglioramento della salute dei suoi pazienti che si erano nascosti in una grotta carsica per sfuggire ai bombardamenti.

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