Sciatica, che dolore!

Sciatica, che dolore!Sciatica: ne abbiamo parlato con il professor Paolo Giudici, ortopedico e osteopata, professore a contratto di Ortopedia presso l’Università degli Studi di Milano.

 

Che cos’è la sciatica?
La sciatica, indicata con un termine più tecnico anche come sciatalgia, non è altro che un’infiammazione dolorosa del nervo sciatico, un nervo che si forma dalla congiunzione delle ultime tre radici nervose che fuoriescono dalla colonna vertebrale a livello lombare, a destra e sinistra. Nel corpo umano ci sono quindi due nervi sciatici che originano dalla parte bassa della schiena, passano sotto i legamenti che collegano la spina dorsale col bacino e poi decorrono sottoil gluteo e lungo la gamba fino al polpaccio, per poi arrivare fino al piede; tuttavia, la sciatica interessa di solito solo uno dei due lati; inoltre, a seconda della radice interessata, può localizzarsi lungo la gamba anteriormente, lateralmente o posteriormente. Il nervo sciatico è il nervo più lungo del corpo ed è responsabile della sensibilità e della mobilità delle gambe, perciò un danno a suo carico può avere serie ripercussioni sulla sensibilità e sulla forza dell’arto inferiore.

 

Da che cosa è causata?
Le cause della sciatalgia possono essere diverse. La più frequente è la presenza di una protrusione o un’ernia di un disco intervertebrale che, fuoriuscendo in varia misura dalla sua sede, cioè lo spazio tra due vertebre, va a comprimere una delle radici del nervo, provocandone l’infiammazione. Più raramente la sciatica può essere legata a un’instabilità vertebrale che porta a un progressivo scivolamento in avanti di una vertebra rispetto a quella sottostante – può succedere, per esempio, negli anziani – o per cause non vertebrali, come contratture muscolari eventualmente presenti lungo il decorso del nervo – in questo caso è il muscolo stesso contratto a comprimerlo- oppure alla presenza di masse tumorali che schiacciano le radici del nervo. Anche la gravidanza in fase avanzata può essere causa di sciatica, che in questo caso è conseguenza di una trazione indiretta sul nervo, dovuta all’aumento del volume dell’addome.

 

Come si manifesta la sciatica?
Il sintomo classico è un dolore acuto e penetrante che dalla parte bassa della schiena decorre lungo la gamba fino ad arrivare alla caviglia e al piede, a seconda della radice che viene compressa. L’intensità e la persistenza del dolore variano in base alla causa che origina il problema e a volte il dolore può essere lieve ed esordire in modo graduale. In generale, questo sintomo ha come conseguenza un rallentamento e una relativa compromissione delle capacità di movimento che possono dar luogo a un’andatura zoppicante, problemi nell’appoggiare il piede e, soprattutto, difficoltà a rimanere seduti e nella stessa posizione a lungo. A volte, chi ha la sciatica avverte fastidio anche a letto, per cui cerca faticosamente e di continuo di trovare la posizione meno dolorosa, svegliandosi spesso e dormendo male. In concomitanza con queste manifestazioni possono esserci, poi, anche sintomi come alterazioni della sensibilità e indebolimento muscolare della gamba coinvolta.

 

Quali sono i soggetti più a rischio?
La fascia di età in cui il problema è più frequente è quella compresa tra i 30 e i 60 anni; prima, di norma, i dischi intervertebrali hanno una buona elasticità e quindi è molto raro che si formino un’ernia o una protrusione; dopo, invece, i dischi diventano molto più rigidi e il contenuto discale, quello che può protrudere e formare l’ernia, si asciuga molto, rendendo più difficile la sua fuoriuscita. Nell’anziano, infatti, le eventuali sciatalgie sono collegate soprattutto all’artrosi o ad altre condizioni di usura dell’apparato muscolo-scheletrico. All’interno della fascia di età più colpita, le persone più a rischio sono quelle che fanno una vita molto sedentaria. Come per altre forme di mal di schiena, in generale, stare a lungo seduti e fare poca attività fisica, insufficiente a controbilanciare la sedentarietà, sono le abitudini che principalmente provocano la sciatica. All’opposto, tuttavia, sono a rischio tutte le situazioni in cui ci sono un sovraccarico molto intenso ed eccessivo sulla colonna, un sovra sforzo muscolare e le attività fisiche molto affaticanti. Per esempio, è più esposto a episodi di sciatica chi svolge un lavoro in cui si devono spostare carichi pesanti, guidare a lungo e torcere di frequente la schiena. Per chi fa un’attività sportiva intensa, atleta professionista o semplice dilettante che sia, quasi sempre il problema discale deriva da un eccesso di allenamento o da esercizi particolarmente stressanti per la colonna vertebrale. Tra i calciatori, per esempio, i più soggetti alla sciatica sono i portieri, perché fanno un allenamento specifico che li porta a un’iperestensione della colonna, così come sono a rischio i pallavolisti, perché stressano molto il tratto lombare, e tutti coloro che preparano le maratone o fanno sollevamento pesi senza fare esercizi per salvaguardare la spina dorsale.

 

Come si diagnostica la sciatica?
Innanzitutto partendo dal racconto del paziente, che indirizza facilmente verso la diagnosi. Chi soffre di sciatica riferisce in genere di avvertire un dolore acuto, molto violento, trafittivo, che “fa quasi mancare il fiato” oppure un dolore costante e continuo, come “un cane che morde dentro”. Il dolore si manifesta con maggiore intensità dopo sforzi, colpi di tosse o starnuti, ma anche quando si svolgono attività quotidiane abituali, come andare in bagno, andare in macchina, stare al computer e anche camminare, sebbene la deambulazione sia spesso una delle poche cose in grado lenire un pochino il dolore; in presenza di una sciatalgia, infatti, la cosa peggiore è lo stare fermi nella stessa posizione. Su questa base, si possono poi prescrivere esami diagnostici specifici, come l’elettromiografia, indicata per accertare la sofferenza del nervo sciatico, e gli esami di imaging (risonanza magnetica e TAC). L’esame principe per evidenziare un problema a livello vertebrale è la risonanza magnetica, che permette di visualizzare molto bene le parti molli della colonna e quindi di scoprire se un disco intervertebrale è schiacciato o protruso oppure se c’è un’erniazione del suo nucleo polposo. In questo modo, si può confermare quello che si è già sospettato con l’esame clinico e il colloquio con il paziente.

 

Quali sono i rimedi e le cure per liberarsi del problema?
Il trattamento dipende dal tipo di sintomatologia. Nei casi più frequenti, quando alla base c’è un’ernia o una protrusione del disco intervertebrale, quasi sempre è indicata una terapia con cortisonici, che hanno un effetto antiinfiammatorio, a volte abbinati a farmaci miorilassanti, in quanto l’infiammazione del nervo può accompagnarsi a una certa contrattura del muscolo adiacente. La durata del trattamento è legata all’entità del dolore, ma in genere è relativamente breve: 7-15 giorni. Quando il dolore è diminuito in modo significativo, almeno del 50%, si può passare a programmi di rieducazione funzionale con ginnastiche specifiche che devono essere personalizzate ed eseguite da un fisioterapista diplomato, con una precisa competenza nel trattamento delle problematiche della colonna vertebrale. Ci sono diverse tecniche tra cui scegliere (per esempio il metodo McKenzie e il metodo Mézières) a seconda di come si presenta il paziente, della sua età e della sua capacità di adattarsi a un determinato tipo di lavoro, per poter riportare la colonna vertebrale alla sua corretta funzionalità, eliminando così la causa della sciatica.
Al di là delle specifiche differenze, comunque, l’obiettivo comune di questi esercizi è quello di correggere la postura, migliorare la flessibilità della colonna e irrobustirne la muscolatura, in modo da permetterle di sostenere la schiena.

 

Quando è utile la chirurgia?
Quando la terapia conservativa non è sufficiente a lenire il dolore e rimuovere la causa del problema, allora bisogna ricorrere al bisturi per rimuovere l’ernia che comprime la radice del nervo. Una volta fatto l’intervento, la sintomatologia dolorosa sparisce. Successivamente, dopo circa 30-45 giorni, è comunque importante attuare un programma di recupero riabilitativo per poter lavorare sulle cause posturali che hanno portato all’ernia e poi alla sciatalgia, altrimenti è facile che dopo qualche tempo il problema possa ripresentarsi a livello della vertebra sottostante o di quella soprastante.

 

 

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