In menopausa, problemi di circolazione in aumento

Le donne si curano ben poco dei loro “affari di cuore”, convinte che ipertensione, infarto, ictus, ischemia siano problemi da uomini. Hanno ragione a metà, perché in età fertile, gli uomini sono davvero più deboli sul fronte cardiovascolare, visto che sul cuore femminile veglia la potentissima protezione degli estrogeni. Ma il conto da pagare per questa superiorità “a tempo” viene presentato dalla menopausa: fine degli ormoni, fine dello scudo difensivo. Approfondiamo l’argomento con la prof.ssa Maria Augusta Masperone**, Cardiologa, Genova.

 

Dopo i 50 anni, il rischio cardiovascolare si pareggia tra i generi…

L’organismo della donna, di colpo senza paracadute, e quindi senza protezione degli ormoni estrogeni, si ritrova del tutto impreparato ad affrontare la nuova situazione perché – a differenza dell’organismo maschile – non ha alle spalle anni di duro allenamento mirato a contrastare i disturbi cardiovascolari. Così la pressione sale, il colesterolo “cattivo” (LDL-colesterolo) aumenta, attentando alle arterie, i vasi sanguigni si restringono e il pericolo di infarto sale vertiginosamente. Ecco perché, dopo i 50 anni, il rischio cardiovascolare non fa più differenze di genere. Ed ecco perché le donne devono iniziare a curare con più attenzione i loro “affari di cuore”.

 

… anzi nelle donne tende ad essere superiore

Prof.ssa Masperone, le più recenti ricerche lo confermano: dopo la menopausa, il rischio cardiovascolare per donne e uomini diventa uguale…
“…addirittura superiore per le donne. Sono convinta che la menopausa rappresenti davvero il giro di boa per il sistema cardiovascolare femminile. Con la caduta degli estrogeni, infatti, tutti i fattori di rischio per il cuore diventano più pericolosi: diabete, obesità, ipertensione, dislipidemia, fumo, vita sedentaria…”

 

Possiamo fare un esempio?

“Prendiamo l’esempio della cardiopatia ischemica, cioè la formazione nelle coronarie di placche di aterosclerosi che, occludendo il vaso o rompendosi, provocano seri problemi al cuore, come angina e infarto del miocardio. Dopo i 65 anni, il rischio di cardiopatia è sì uguale in entrambi i sessi, ma mentre nell’uomo la formazione di queste malaugurate placche aterosclerotiche inizia intorno ai 30 anni, nelle donne si concentra tutta dopo la menopausa, prendendo quindi un andamento tumultuoso”.

 

Meno estrogeni, maggiori rischi cardiovascolari: perché?

“In primo luogo, la carenza di estrogeni si fa sentire a livello dell’endotelio, che è quel tessuto che riveste all’interno tutti i vasi sanguigni e che produce sostanze vasodilatatrici e vasocostrittrici in equilibrio fra loro. In menopausa, questo equilibrio si spezza a favore delle sostanze vasocostrittrici, che restringono letteralmente i vasi sanguigni, provocando un innalzamento della pressione e aumentando il rischio di cardiopatia ischemica. Inoltre, la mancanza di estrogeni si ripercuote sulla quantità e qualità di grassi che circolano nel sangue: aumenta il colesterolo LDL, quello “cattivo” che si accumula nell’arterie formando le placche aterosclerotiche, e diminuisce il colesterolo HDL, il colesterolo “buono” che tiene pulite le arterie dalle placche. Occorre inoltre ricordare le alterazioni che la carenza di estrogeni induce sui fattori della coagulazione, contribuendo alla formazione di trombi”.

 

Pericolo colesterolo e pericolo obesità; tra i principali fattori di rischio per il cuore…

“Assolutamente. Il motore primo del rischio cardiovascolare è forse proprio l’aumento dell’adiposità, cioè del grasso, soprattutto il grasso viscerale, che innesca la sindrome metabolica. Attenzione, quindi, a non prendere troppi chili in menopausa, considerando che il metabolismo rallenta almeno del 30 per cento. Le armi sono a disposizione di tutte e sembrano banali, anche se non lo sono per nulla:  ·seguire un sano stile di vita, con · un’alimentazione varia ed equilibrata, · praticando attività fisica quotidiana, ·smettendo di fumare, · tenendo sotto controllo il colesterolo, la pressione e la glicemia, perché viene meno anche l’azione regolatrice degli estrogeni sull’insulina, l’ormone che governa l’utilizzo di glucosio (zucchero) presente nel sangue. Il diabete, quindi, è in agguato e ciò riguarda ancora una volta il cuore, perché le donne con diabete hanno un rischio nettamente maggiore di soffrire di cardiopatie”.

 

** La prof.ssa Maria Augusta Masperone, Cardiologa, Genova è Docente presso la Scuola di Specializzazione in Cardiologia dell’Università di Genova. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Genova nel l’anno accademico 1961-62; Specializzata in Cardiologia e Reumatologia presso l’Università di Pisa; Specializzata in Radiologia Medica ed Endocrinologia presso l’Università di Genova. Professore Associato presso la Cattedra di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare. E’ autore di circa 140 pubblicazioni scientifiche. Negli anni di professione ha ricopertono numerose cariche tra cui Presidente dell’Associazione Italiana Donne Medico sezione di Genova e Delegata A.I.D.M. della regione Liguria.

 

A cura di: Alma Galeazzi (2006)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 21 febbraio 2020

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