Sindrome dell’ovaio policistico: la prevenzione comincia da bambine

Sindrome dell’ovaio policistico: la prevenzione comincia da bambineLa sindrome dell’ovaio policistico (PCOS dall’inglese Polycystic Ovary Syndrome) interessa gran parte della popolazione femminile in età fertile in Italia. La prevenzione è fondamentale e dovrebbe cominciare sin da bambine: è compito dei pediatri promuovere uno stile di vita sano, con una corretta alimentazione e un’adeguata attività fisica.

 

La sindrome dell’ovaio policistico

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è uno dei disturbi femminili più comuni in età fertile: colpisce dal 5% al 20% delle donne in Italia, ma può addirittura superare il 50% se consideriamo pazienti in sovrappeso o con obesità. La PCOS rappresenta la causa principale di infertilità nella donna ed è legata all’assenza cronica di ovulazione, ma può anche presentarsi nel corso dell’adolescenza con sintomi come forti irregolarità mestruali.

La sindrome dell’ovaio policistico è caratterizzata dall’ingrossamento delle ovaie, dalla presenza di cisti ovariche di diverse dimensioni e da alterazioni endocrinologiche e metaboliche, come iperandrogenismo, ovvero un’aumentata secrezione di androgeniresistenza all’insulina e alterazioni del ciclo mestruale.

 

La prevenzione della PCOS comincia da bambine

La prevenzione è un aspetto fondamentale e dovrebbe cominciare sin da bambine: è compito dei pediatri individuare le pazienti a maggior rischio, per esempio per basso peso alla nascita, pubarca anticipato o prematuro, obesità infantile, e promuovere uno stile di vita sano, attraverso un’alimentazione corretta e di un’adeguata attività fisica.

Dunque, come sottolinea il prof. Vincenzo Toscano, past president dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME), “è fondamentale sensibilizzare i medici che potrebbero più facilmente venire a contatto con tali pazienti. I pediatri per primi possono individuare le bambine a maggior rischio di sviluppo di PCOS, ma altrettanto importanti sono i medici di base, i ginecologi, i dermatologi e gli stessi endocrinologi, che devono essere in grado di diagnosticare correttamente la sindrome, escludendo altre patologie interferenti, più rare ma a volte anche più gravi, e intervenire adeguatamente”.

 

 

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