Tumore ovarico: gli strumenti per la prevenzione

 

 

Le morti dovute al tumore ovarico registrano un calo del 3% negli ultimi due anni: questi sono i dati presentati al Ministero della Salute dall’AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica. Nonostante questa malattia rappresenti ancora la quinta causa di morte per cancro nelle donne tra i 50 e i 69 anni, i numeri fanno ben sperare per il futuro e sono dovuti soprattutto all’utilizzo di terapie sempre più efficaci, che permettono di controllare la malattia anche in stadio avanzato.

 

Il tumore ovarico in Italia

Come sottolinea Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM, “serve più impegno nel migliorare le strategie di prevenzione di una neoplasia che, nel 2018, ha causato in Italia 5.200 nuovi casi, l’80% dei quali individuati in fase avanzata. Se il tumore è confinato all’ovaio, la sopravvivenza a cinque anni raggiunge il 90%, mentre scende al 15-20% negli stadi avanzati. Circa il 20% delle neoplasie ovariche è ereditario, cioè causato da specifiche mutazioni genetiche. BRCA1 e BRCA2 sono due geni che producono proteine in grado di bloccare la proliferazione incontrollata di cellule tumorali. Quando queste proteine sono mutate, cioè difettose, il DNA non viene riparato correttamente e si determina un accumulo di alterazioni genetiche, che aumenta il rischio di cancro. Una mutazione di BRCA1 e BRCA2, ereditata dalla madre o dal padre, determina una predisposizione a sviluppare il tumore più frequentemente rispetto alla popolazione generale”.

Infatti, le donne che ereditano la mutazione BRCA1 hanno una probabilità del 44% di sviluppare un tumore dell’ovaio nel corso della vita. La percentuale scende al 17% per il gene BRCA2.

 

Prevenzione del tumore ovarico

“Sono poche le strategie efficaci per prevenire il tumore ovarico, spiega l’oncologa Valentina Sini. “Fra i fattori protettivi vi sono la multiparità, l’allattamento al seno e un prolungato impiego di contraccettivi orali. In particolare, donne con pregresse gravidanze multiple presentano una riduzione del rischio di circa il 30% rispetto a coloro che non hanno partorito.”

Ma la prima forma di prevenzione è sicuramente l’informazione. Lo studio ‘Every Woman’, promosso dalla World Ovarian Cancer Coalition e condotto su 1.531 pazienti di 44 Paesi ha rivelato che, in Italia, prima della diagnosi il 56,5% delle donne non aveva mai sentito parlare del tumore ovarico e solo il 65,2% è stato sottoposto al test genetico.

Per questo motivo, la Fondazione AIOM ha pubblicato un Quaderno informativo AIOM, prendendo spunto dalle Linee Guida AIOM sul tumore dell’ovaio aggiornate del 2018, allo scopo di sensibilizzare la popolazione sulla malattia e sull’importanza di accedere al test. Infatti, la mancanza di conoscenza sul tema troppo spesso porta le donne a sottovalutare i sintomi iniziali e ad arrivare alla diagnosi quando la malattia si è già diffusa ad altri organi.

Il 70-80% delle pazienti affette da tumore ovarico in stadio avanzato presenta una recidiva entro i primi due anni dal termine del trattamento. Per questo motivo, è importante che la neoplasia sia individuata precocemente, in stadio primitivo, anche se l’evoluzione delle terapie mediche ha consentito di migliorare significativamente le possibilità di cura di queste pazienti.

Inoltre, come sostiene Ornella Campanella, Presidente di ‘aBRCAdaBRA Onlus’, “è essenziale che la presa in carico delle persone sane e delle pazienti con BRCA mutate avvenga in centri altamente specializzati. Prima di decidere se sottoporsi al test, la donna deve essere adeguatamente informata delle eventuali conseguenze dell’esame, con un immediato supporto psicologico”.

 

Per maggiori informazioni, leggi il Quaderno: “I tumori dell’ovaio. Informazioni per le pazienti” »

Per approfondire, leggi le Linee Guida AIOM sui tumori dell’ovaio »

Scopri aBRCAdaBRA Onlus, la prima associazione nazionale nata per sostenere tutti i portatori di mutazioni genetiche BRCA www.abrcadabra.it »

 

 

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