Verruche, sfatiamo i falsi miti

Verruche, sfatiamo i falsi miti

Verruche, una problematica ricca di luoghi comuni: facciamo chiarezza con il Prof. Antonino di Pietro Direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano.

 

Prof. Di Pietro, la comparsa di una verruca spesso si associa con la frequentazione della piscina. E’ un luogo comune o è realmente così?

Le verruche – da non confondere con i cosiddetti “funghi della pelle”- si possono prendere in piscina, ma non solo, considerato che ne soffre, periodicamente, il 7 per cento della popolazione. Quanto alla piscina, lo si spiega facilmente: il “colpevole “di una verruca è un virus, facilmente presente in ambienti caldo-umidi, come appunto piscine, oltre che docce e spogliatoi. Quando questo virus (della famiglia dei papovirus) viene a contatto con la pelle (in questo caso di un piede) che ha già qualche taglietto – o anche un semplice graffio- esso “trova casa” e inizia a riprodursi e ad aumentare, assumendo spesso una forma bitorzoluta e di tinta biancastra, la cui grandezza può andare da pochi millimetri fino a un centimetro di diametro.

Per prevenire l’insorgenza di verruche a tutti gli sportivi che frequentano regolarmente le piscine consiglio di indossare sempre delle ciabatte, evitando il più possibile di camminare a piedi scalzi a bordo piscina. Mentre, nella vita di tutti i giorni- specie ora, nella bella stagione- è bene indossare calzature leggere, in maniera che la pelle dei piedi si mantenga asciutta, e di difficile aggressione da parte del virus che determina la verruca.

 

Abbiamo parlato di piedi, ma quali altre parti del corpo possono essere colpite da verruche?

Oltre alle piante dei piedi, anche le mani e le parti della pelle che sono più esposte a screpolature e graffi, in primis gomiti e ginocchia. E’ ovvio che a seconda del luogo dove si manifesta, la verruca può essere più o meno dolorosa. Per fare un esempio: se si ha la sventura che prenda casa in zone della pelle particolarmente delicate, come le palpebre o, peggio, le parti intime, il paziente che si rivolge al dermatologo lamenta una sorta di corpo estraneo. Ma (e chi l’ha provato lo sa bene) il dolore maggiore è provocato dalle verruche poste sotto le piante del piede. Infatti, arrivando agli strati più profondi, qui le verruche determinano tutto attorno a sé una specie di callo, e a ogni passo che la persona fa, la lesione arriva a toccare le terminazioni nervose. Col passare del tempo, se non si interviene in tempo in maniera adeguata, camminare diventa una vera e propria tortura.

 

Si può parlare di una predisposizione maggiore di alcune persone rispetto ad altre?

Non parlerei di predisposizione, quanto piuttosto di età e di condizioni di salute. Per quanto riguarda l’età: i genitori sanno bene che i propri figli, specie nell’adolescenza, posso essere più soggetti. Ma le verruche possono colpire a qualsiasi età, a maggior rischio coloro che hanno problemi di circolazione venosa: in questi casi la pelle risulta più fragile ed esposta ai virus, di qualsiasi tipo. Chi poi soffre di dermatite allergica deve fare doppia, se non tripla, attenzione…

 

Passiamo alle cure. Che cosa consiglia lo specialista?

Le verruche – va detto – che talvolta le verruche regrediscono spontaneamente, per poi sparire: ricordiamo che il nostro corpo è programmato proprio per aggredire virus e batteri. Per coloro (purtroppo, la stragrande maggioranza) che invece hanno bisogno di aiuto medico, la prescrizione consiste nell’applicare sulla verruca delle pomate specifiche, in genere a base di acido salicilico, acido retinico, acido lattico o collodio elastico. Comunque, qualsiasi sia il principio utilizzato, la modalità del trattamento si deve sempre basare sulla costanza nell’eseguire più applicazioni di pomata al giorno, e quindi di coprire la parte lesionata con un cerotto o con una medicazione, in attesa che la verruca muoia e si possa procedere a estrarla.

Altrimenti, se la verruca è alquanto profonda o si contano numerose verruche, è possibile sottoporre il paziente a sedute di terapia del freddo, ovvero “crioterapia”. In pratica, si applica sulla lesione dell’azoto liquido, un gas a temperatura freddissima che congela all’istante la verruca e ne consente una facile estrazione. anche quando essa è molto profonda. Molti pazienti temono che la crioterapia sia dolorosa. Nulla di più falso: i fastidi sono più che sopportabili e, prima della terapia, si può anche anestetizzare leggermente la parte con creme dedicate. In alternativa c’è il laser, che – così come la crioterapia – riesce ad agire in profondità, ma che (invece di congelarla) secca la verruca.

 

Quali sono le “cure fai da te” del tutto inutili?E, invece, quelle che possono portare qualche giovamento?

Molti, secondo antiche credenze popolari, si ostinano a sfregare dell’aglio sulle lesioni provocate dalla verruca: se è vero che bisogna riconoscere all’aglio una blanda azione antibatterica, di certo essa non è sufficiente a eliminare una verruca. Ancor più pericoloso, estrarre la verruca con un ago sterilizzato. Ciò può causare un’infiammazione o, anche, una seconda infezione, sempre di tipo batterico.
Utile, al contrario, fare pediluvi tiepidi di alcuni minuti: l’azione emolliente dell’acqua accelera il processo di guarigione delle pomate.
Fino a guarigione avvenuta, è buona norma utilizzare asciugamani personali, e non condividerli con altri componenti della famiglia. Come sempre quando si parla di virus, la contagiosità è possibile.

Per ulteriori informazioni: www.antoninodipietro.it

 

 

A cura di: Minnie Luongo (2016)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 23 gennaio 2019

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