Verso una medicina a “misura di donna”

Verso una medicina a “misura di donna”La Medicina, fin dalle sue origini, ha avuto un’impostazione androcentrica, relegando gli interessi per la salute femminile ai soli aspetti correlati alla riproduzione. Gli studi condotti in ambito clinico e farmacologico sono sempre stati compiuti considerando quasi esclusivamente soggetti maschi e adattando poi i risultati alla donna, senza valutare che la biologia femminile, con le peculiarità anatomiche, funzionali e – soprattutto – ormonali che la caratterizzano, può influenzare, talvolta in modo determinante, lo sviluppo e la progressione delle malattie.
La Medicina di Genere si propone quindi di studiare l’impatto del “genere” (e di tutte le variabili che lo caratterizzano, non solo biologiche ma anche ambientali, culturali e socio-economiche) sulla fisiologia e sulla fisiopatologia, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi attraverso i quali le differenze legate al genere agiscono sullo stato di salute e sullo sviluppo delle patologie.
Tali aspetti devono essere considerati anche nel campo della farmacologia, poiché, come è stato dimostrato, il genere di appartenenza influenza in modo significativo i processi di farmacocinetica e farmacodinamica, producendo risposte alle medesime terapie, differenti tra i due sessi in termini di efficacia e di sicurezza. Tra l’altro sono proprio le donne le maggiori consumatrici di farmaci (comparando i tassi di consumo rispetto agli uomini: 42,92% vs 34,31% – rif. Libro bianco ONDa 2013 “La salute della donna”).
In sostanza, l’ottica di genere, dalla quale la medicina moderna non può più prescindere, applica alla medicina stessa il principio di ‘diversità tra generi’ per garantire a tutti, uomini e donne, il migliore approccio clinico, diagnostico e terapeutico in funzione delle specificità genere-correlate.
I primi passi verso la Medicina di Genere sono stati compiuti a partire dagli anni Novanta e da allora è stato avviato un numero sempre maggiore di studi, dai quali sono emerse differenze significative tra donne e uomini, in particolare per il sistema cardiovascolare, nervoso e immunitario.
Per esempio, è esperienza condivisa nella letteratura scientifica che le donne con infarto del miocardio vengono sottoposte a trattamento in ritardo rispetto agli uomini. Sono stati condotti molti studi in proposito, per comprendere se esistano differenze biologiche o se le motivazioni siano principalmente socio-culturali. Se è pur vero che a tutt’oggi permane una scarsa conoscenza del rischio, l’esperienza clinica evidenzia che le donne spesso lamentano sintomi che differiscono dal tipico quadro descritto per gli uomini (sintomi atipici) e ciò rende probabilmente molto più difficile la diagnosi delle manifestazioni con conseguente ritardo nelle cure necessarie.
Le malattie autoimmuni, per fare un altro esempio, risultano molto più frequenti nelle donne: si pensi al lupus eritematoso sistemico, all’artrite reumatoide o alla sclerodermia.
Particolare attenzione meritano anche le patologie da tempo considerate pressoché di esclusivo appannaggio maschile, come il tumore polmonare; a partire dagli anni Sessanta, l’incidenza e la mortalità ad esso correlate sono aumentate anche nelle donne, tanto da diventare, in alcuni Paesi del mondo, la principale causa di morte per cancro femminile, superando addirittura il tumore della mammella.
Per molte patologie si rende quindi necessaria una riconsiderazione delle strategie adottate in tema di prevenzione e trattamento, per modulare gli interventi sulla base delle specificità di genere.
In base all’esperienza maturata da O.N.Da, un Osservatorio dedicato alla promozione e tutela della salute femminile, emerge una sensibilità sempre maggiore verso le differenze uomo/donna nell’ambito della medicina clinica e della farmacologia.
Tuttavia, nonostante l’impegno e gli sforzi compiuti in quest’ultimo decennio per approdare a una politica sanitaria che rispetti le distinzioni di genere, la strada da percorrere è ancora molto lunga.
Per approfondimenti consulta il sito di O.N.Da:
www.ondaosservatorio.it

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