Vivere senza fumo

Dottor Harari, facciamo il punto sulla situazione con qualche dato statistico sulla diffusione del fumo in Italia
Nel nostro Paese attualmente fuma il 25,4% delle persone sopra i 15 anni, corrispondenti a circa 13 milioni di italiani, di cui 7,1 milioni di uomini e 5,9 milioni di donne. La fascia d’età in cui si registra la prevalenza maggiore è quella di 25-44 anni, con il 32,1%, mentre per i giovani di 15-24 anni la percentuale di fumatori è della stessa entità di quella degli adulti di 45-64 anni (rispettivamente 29% e 29,3%). Nel 2009 – per la prima volta dopo l’entrata in vigore della Legge Sirchia del 2005 che proibiva il fumo nei luoghi pubblici – il numero dei fumatori è aumentato: da 11 milioni nel 2008 si è passati a 13 milioni nel 2009. Il tabacco è oggi responsabile del 30% circa di tutte le morti per tumore in Italia, ovvero di 45.000 morti per cancro, oltre 10.000 morti per bronchite cronica ed enfisema polmonare e un numero imprecisato di decessi per malattie cardio e cerebrovascolari.

 

Cosa contiene una sigaretta?
Il fumo, originato dalla combustione incompleta del tabacco e della carta che lo avvolge, è costituito da circa 4.000 sostanze diverse. In particolare: la nicotina (alcaloide naturale presente nel tabacco in percentuali variabili tra il 2 e l’8 %) che, di per sé, non è tossica, in quanto viene assimilata rapidamente dal fegato, ma la sua pericolosità è dovuta al fatto che genera dipendenza. La nicotina viene assorbita dai polmoni e nel giro di pochi secondi raggiunge il cervello. Qui stimola la produzione di un neurotrasmettitore, la dopamina, modificando così la trasmissione degli impulsi nervosi e provocando un effetto “eccitante”. Quindi, il catrame: un termine che racchiude diverse sostanze, molte delle quali hanno un sicuro effetto cancerogeno su apparato orale, gola e corde vocali, ma anche su altri organi come rene e vescica. Le più pericolose sono il benzopirene e gli idrocarburi aromatici. C’è poi l’ossido di carbonio, che si lega all’emoglobina e riduce la capacità del sangue di trasportare l’ossigeno ai tessuti. In una sigaretta sono contenute anche sostanze irritanti che danneggiano le vie respiratorie, in particolare le mucose di rivestimento dei bronchi. Quest’azione irritante provoca tosse, eccessiva secrezione di muco e, a lungo andare, bronchite cronica ed enfisema.

Perché il fumo fa male?
I danni del fumo si possono focalizzare in tre principali azioni dannose: causa il cancro polmonare, determina malattie cardiovascolari (infarto e ictus), provoca lo sviluppo dell’enfisema polmonare e della bronchite cronica (BPCO- Bronco-Pneumopatia Cronica Ostruttiva). Il fumo aggredisce le vie respiratorie con un meccanismo complesso: le infiamma e danneggia, paralizza le “ciglia” (piccole spazzole che si trovano sulla superficie dell’epitelio delle vie aeree e che, muovendosi avanti e indietro, spazzano via le impurità), causandone un cattivo funzionamento e limitandone così l’azione di pulizia. Inoltre, causa un’aumentata produzione di muco: da qui deriva la tosse cronica del fumatore. Gli alveoli polmonari, i sacchetti microscopici d’aria che formano il tessuto polmonare, vengono gradualmente distrutti, il polmone s’impoverisce delle sue strutture fondamentali e fatica sempre più a svolgere la sua funzione principale, ossigenare il sangue; comincia così a mancare il fiato, dapprima sotto sforzo, poi con il peggioramento della malattia sempre di più e, infine, anche quando si è a riposo e non si svolge alcuna attività. Il progredire di queste alterazioni porta a sviluppare la BPCO.

Il 90% dei decessi da BPCO, malattia molto diffusa in Italia, è causato proprio dal fumo di sigaretta. Ma non basta: il 90% delle morti per cancro polmonare negli uomini e quasi l’80% nelle donne sono causati dal fumo. Infatti, le sostanze tossiche contenute nella sigaretta possono provocare la trasformazione delle cellule delle vie aeree in cellule tumorali maligne. Il fumo causa anche altri problemi: oltre a infarti e malattie cardio-vascolari, accelera l’invecchiamento cutaneo, riduce la fertilità e causa impotenza. La sigaretta aumenta, anche, i rischi di sviluppare tumori dello stomaco, del colon retto, del rene, del collo dell’utero, assieme a leucemie e linfomi.
Per quanto riguarda il rischio di cancro, la durata dell’esposizione (anni di fumo) è più importante del numero di sigarette fumate al giorno.

I danni del fumo nelle donne
Secondo i dati dell’indagine effettuata dalla DOXA per conto dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori Sezione Provinciale di Milano e l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, ben 13 milioni di italiani (25,4%), con un’età compresa dai 15 anni in su, sono fumatori e di questi quasi 6 milioni sono donne, il che significa che una donna su cinque fuma. In Italia il fenomeno del fumo femminile è andato aumentando negli ultimi anni: nel 1929 le statistiche non riportavano nessun decesso per carcinoma polmonare nella popolazione femminile; negli anni ’70 morivano 2300 donne, mentre oggi ne muoiono 5600 ogni anno. Sono proprio le donne quelle che rischiano di più, per una maggiore suscettibilità sigaretta agli effetti del fumo di sigaretta: in loro il fumo raddoppia il rischio di ammalarsi di cancro al collo dell’utero, aumenta il rischio di infarto, danneggia le pareti interne delle arterie, anticipa la menopausa, aumenta il rischio di trombosi e, infine, anticipa lo sviluppo delle rughe cutanee. Quindi smettere di fumare porta benefici non solo alla salute ma anche alla bellezza. Una ricerca ha documentato infatti, in donne che avevano smesso di fumare da 6-8 mesi, una riduzione molto significativa dell’età biologica della pelle, in termini di levigatezza, luminosità, colorito ed elasticità cutanea.

Fumo passivo
Molti sono i possibili danni causati dal fumo passivo. Cominciamo con i problemi in gravidanza: fumare può causare, oltre a un ridotto peso del bambino alla nascita e a parti pre-termine, anche la morte in culla. Il rischio, difatti, è triplicato nei bambini le cui madri fumano durante e dopo la gravidanza. Le donne non fumatrici esposte al fumo passivo smettono poi di allattare prima rispetto a quelle non esposte. Il fumo dei genitori è un’importante causa di malattie infantili dell’a pparato respiratorio. In particolare, il fumo passivo può contribuire a favorire l’insorgenza di asma nei bambini, e aggrava i sintomi di coloro che ne sono già affetti.
E’ documentato che l’esposizione al fumo passivo possa anche aumentare il rischio d’infarto cardiaco e di ictus. 30 minuti di esposizione sono infatti sufficienti a provocare alterazioni nelle piastrine e nella funzione endoteliale vascolare, che aumentano il rischio di malattie cardio-vascolari, e le persone che vivono o lavorano in ambienti con alte concentrazioni di fumo hanno un incremento molto importante del rischio di sviluppare queste malattie. Secondo stime recenti il fumo passivo sarebbe responsabile di circa 1000 morti per tumore polmonare ogni anno in Italia.

 

A cura di: Minnie Luongo

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